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l’appello  

«Taxi, le tariffe siano allineate a quelle dei colleghi modenesi»

Daniele Dei
«Taxi, le tariffe siano allineate a quelle dei colleghi modenesi»

Tassisti sul piede di guerra per il forte calo dei fatturati nel dopo lockdown «Siamo fermi a 1,35 per le corse extraurbane: prezzo mai modificato dal 2002» 

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Hanno chiesto alla giunta di rivedere le tariffe vigenti per poterle almeno allineare a quelle di Modena. Sono gli otto tassisti di Sassuolo i quali stanno subendo ancora di più dei loro colleghi del capoluogo provinciale il peso del dopo lockdown. Per questo motivo, nella speranza di poter cercare, intanto, di raddrizzare il peso di una barca sempre più in pericolo, hanno chiesto al Comune di cambiare il tariffario, attualmente fermo a 85 centesimi al chilometro urbano e 1,35 per quelli extraurbani, mai modificato addirittura dal 2002. A questi si aggiungono 3 euro di scatto di apertura mentre la corsa minima ha il costo di 5 euro. Secondo i tassisti sassolesi, i colleghi di Modena hanno contrattato annualmente questa cifra arrivando al 50% in più nell’arco di un ventennio.

I taxi sono fermi davanti alla stazione del Gigetto, lavorano in rete e aspettano le chiamate in modo che possa partire il primo libero. Ma in questo periodo, con gli spostamenti internazionali ridotti al minimo e quindi la presenza di un numero ridotto di buyer in arrivo nelle industrie ceramiche sassolesi, si fa veramente tanta fatica a lavorare.

«Io è da marzo che non faccio una fattura - spiega uno di loro, che preferisce però restare anonimo - Ne ho emesse un paio a luglio e una ad agosto. Ho avuto un crollo del fatturato del 98%. La gente non gira più, i clienti non arrivano, i commerciali e i rappresentanti non partono dalle aziende. Poi Sassuolo è piccola, la gente arriva in centro in macchina, quindi il residente non chiama il taxi per spostarsi. Si lavora quasi esclusivamente con le ceramiche. Certo, qualche turista legato a Maranello, ma poco anche in questo periodo».

Le grandi aziende del settore ceramico negli anni avevano sottoscritto degli accordi con i tassisti, concordando dei tariffari per gli spostamenti: «Noi qui spesso andiamo fuori città - prosegue lo stesso autista - verso l’aeroporto di Bologna o quello di Verona, nelle stazioni, agli ospedali. Ci mettiamo d’accordo con le grandi aziende stabilendo costi fissi per le corse. Ci sono alcune di loro che ci hanno anche scritto chiedendoci scusa e spiegando che non ci sono più le necessità di prima. Capiscono la nostra situazione, essendo un loro indotto diretto, ma non possono farci niente se non farci sapere che richiameranno nel momento tutto ripartirà come prima del lockdown».

Il lavoro dei tassisti comunque non si è mai fermato in tutti questi mesi nemmeno quando il Coronavirus ha picchiato più forte. «Abbiamo messo i divisori tra guidatore e passeggero - conclude - sanifichiamo il mezzo in ogni corsa, guidiamo con la mascherina. Nei giorni del lockdown trasportavamo i medici in ospedale. Adesso ci sono arrivati gli aiuti statali per l’abbassamento dei fatturati, ma così non può andare all'infinito. Dipendiamo dalle grandi aziende ceramiche e speriamo solo che al più presto ci possa essere una ripresa degli spostamenti a scopo commerciale». —

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