«Il motore Nettuno un gioiello di alluminio che puoi utilizzare su strada e in circuito»
La visita in fabbrica. I tecnici Federico Landini e Stefano Tonietto svelano i segreti che hanno consentito di dare vita alla MC20
il passato rivive
Gli edifici di mattoncini rossi da 80 anni sono la Maserati a Modena: una storia antica e gloriosa che convive con una modernissima linea produttiva e che ogni giorno sfornerà 8 vetture supersportive, filanti, superpotenti e supertecnologiche. Gli operai, pochi nell’enorme capannone, assemblano scocche e parti della carrozzeria appena arrivate dalla modernissima linea di verniciatura, montano lo scultoreo e compatto motore Nettuno, inseriscono i componenti tecnologici. Pochi rumori, tanta luce. La MC20 prende forma così. Giovanni Ribotta, responsabile del disegno degli esterni, spiega che la MC20 nasce con rimandi estetici alle Maserati del passato (MC12 ad esempio) e dopo 2000 ore di simulazioni in stretto contatto con gli ingegneri dell’Innovation Lab e con la parmense Dallara. Le porte scenografiche “ad ala di farfalla”, gli specchietti digitali che inviano l’immagine sui due schermi da 10.2 pollici per non distrarre il pilota, lo spoiler integrato, i cerchi che rimandano nel disegno al Tridente. La nuova Maserati è bella e ha davvero qualcosa della tradizione.
All’avanguardia invece è il supermotore che spinge la MC20, il Nettuno con doppio turbo da 630 cavalli e 210 cavalli/litro. Potente come il 12 cilindri della MC12 del 2004 secondo il responsabile dello sviluppo del prodotto, Federico Landini: «Ma che riesce a fare in modo che la MC20 sia usabile sulle strade di tutti i giorni come sui circuiti. Non c’è nulla di acciaio in questo motore, se escludiamo qualche staffa e i fissaggi. Tutto alluminio o lega».
«E con un doppio sistema di iniezione – conferma il giovane responsabile dello sviluppo motore, Stefano Tonietto – che è unico nel suo genere. 250 ingegneri hanno lavorato a questa soluzione, brevetto Maserati, che consente di garantire l’efficienza e le migliori performance sia a basso che ad alto regime di giri, il tutto gestito dal software della macchina. Una tecnologia che in futuro potrà essere usata per motori meno spinti di quello della MC20». All’uscita sono parcheggiate tre icone della Maserati anni Cinquanta, la Eldorado, la 250 F bicampione del mondo di Formula Uno, la Birdcage. Pare che guardino la nuova arrivata, a due metri da loro. Lei è in bianco e nero, loro sono coloratissime. A cinque metri passa il traffico di Modena. —
g.m.
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