Relazione finita con l’acido Condannata la donna stalker
Riconosciuto il parziale vizio di mente, dovrà scontare quattro anni di reclusione Il giovane: «Non è stato facile superare quanto è accaduto». L’agguato a Milano
MONTECRETO
È stato riconosciuto un vizio parziale di mente alla 43enne che il 4 gennaio lanciò dell'acido addosso al 29 enne Daniele Polacci, montecretese trasferitosi per lavorare come cameriere a Milano, dove è avvenuto l'episodio in piazza Gae Aulenti. La perizia psichiatrica su Tamara Masia ha evidenziato la presenza di un grave disturbo ma non di un'incapacità totale, per questo ieri a conclusione del processo di primo grado è arrivata per lei una sonora condanna: quattro anni, di cui due da trascorrere in una Rems (ex ospedale psichiatrico) e due in carcere.
È stata ritenuta colpevole sia di stalking per i minacciosi messaggi che gli ha mandato, sia di lesioni personali gravi per le ferite inferte con l'acido.
Avrebbe potuto sfigurarlo o renderlo cieco, se lui non si fosse girato di scatto finendo colpito sul collo. La 43enne, di Vercelli, non si rassegnava alla fine della loro breve relazione. Con la scelta del rito abbreviato, ha avuto lo sconto di un terzo della pena, ridotta poi ulteriormente per la parziale incapacità d'intendere e di volere. Ma il giudice le ha riconosciuto comunque l'aggravante della premeditazione. Più che l'entità della condanna, all'avvocato di Daniele, il pavullese Fausto Gianelli, interessava che la donna restasse sotto custodia cautelare per scongiurare il rischio della vendetta minacciata nelle lettere minatorie (l'ultima a metà giugno) che dal carcere incredibilmente ha scritto al giovane e ai suoi genitori, trovando l'indirizzo di Montecreto.
Il giudice ha accolto la richiesta disponendo il suo trasferimento da San Vittore alla Rems, dove inizierà la terapia.
Contestualmente l'ha condannata a pagare una provvisionale di 10 mila euro, oltre alle spese legali, quale anticipo del danno morale e materiale che dovrà poi essere quantificato in sede civile.
«È una donna che in passato ha già avuto altre due denunce per stalking: rimetterla in libertà sarebbe stato di grande rischio – sottolinea Gianelli – Per fortuna la nostra richiesta di custodia è stata accolta. Siamo soddisfatti anche per la scelta della Rems quale luogo in cui scontare metà della pena: è evidente che è una persona bisognosa di cure. Da lì si esce solo, al di là dei tempi di condanna, se i medici attestano una guarigione. Un plauso alla giustizia milanese per i suoi rapidissimi tempi d'indagine e di processo». Che con molta probabilità sarà presto seguito da un altro. Gianelli ha infatti denunciato la 43enne per stalking anche per le lettere minacciose scritte dal carcere: si sono già svolti gli interrogatori (di lei, del ragazzo e dei suoi genitori) e a breve dovrebbe arrivare un altro rinvio a giudizio. Da parte sua Daniele da Milano Marittima, dove ha iniziato una nuova vita lavorativa da cameriere lontano da tutto, dice: «L'unica cosa che voglio è non rivedere mai più quella donna. Non è stato facile superare un evento così traumatico, ma ho cercato di trovare dentro di me la forza di reagire». —
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