Gazzetta di Modena

Modena

castelfranco 

Le sarte Anna, Marisa e Rita vestono le Dame del tortellino

Elena Pelloni
Le sarte Anna, Marisa e Rita vestono le Dame del tortellino

Abiti unici che sono esposti in un museo: «Ne avremo confezionati almeno 300 Tutti rigorosamente su misura». E domani in programma l’atteso corteo storico

3 MINUTI DI LETTURA





Castelfranco

È inevitabile, anche una tradizione sacra qual è la sfilata della Dama del tortellino di Castelfranco deve sottomettersi alle norme anti Covid. Questo non esclude, tuttavia, che “Castello” ce la stia mettendo davvero tutta per garantire quel clima di festa e allegria, propri della festa che le è più cara. Domani, infatti, la storica celebrazione dell’origine del tortellino, con la rievocazione storica, si farà nonostante tutto: in forma ridotta, certo. Ma la Dama 2020, ovvero Maddalena Fossati Dondero, direttrice del mensile “La Cucina Italiana”, sfilerà dall’ex Cassa Risparmio di Cento in corso Martiri fino al palco di piazza della Vittoria, accompagnata dagli sbandieratori e da altri cortigiani. Come di consueto, la rievocazione storica inizierà con il rito del passaggio del mattarello dall’Oste dell’edizione passata, ovvero Angelo Andrisano, a Paolo Cavicchioli, attualmente in carica. Mattarello che quest’anno porta il nome dello scultore Vittorio Mameli. A seguire, sul palco, verrà declamata la storia riguardante la nascita del tortellino tradizionale. Il luogo di partenza del corteo, da quest’anno è anche sede della mostra che ospita eccezionalmente i principali abiti indossati dalle Dame delle edizioni precedenti. «Sono oltre trent’anni che confezioniamo gli abiti utilizzati nel corteo, non solo quelli destinati alle dame, ma anche tutti quelli per coloro che sfilano nell’occasione, in vesti medievali» racconta la sarta Anna Gazzotti, promotrice di questa consuetudine, iniziata per volere della cugina Cinzia Fabbri, nel 1983. Assieme ad Anna, Rita Gherardi e Marisa Bottazzi si occupano del «supporto tecnico. Noi facilitiamo il lavoro di Anna durante la scelta dei modelli, tratti da celebri sagre televisive, quali “I Medici”, “I Borgia” o film d’epoca come “Elizabeth”. Coordiniamo il reperimento delle stoffe e la definizione di tutti i dettagli», spiegano. Ma la verità è che si tratta di un lavoro molto più oneroso e che insieme formano un team estremamente affiatato. Si dedicano a questa attività gratuitamente e instancabilmente, restaurando gli abiti delle edizioni precedenti e preparandone di nuovi. «Due settimane è il tempo che serve per preparare un abito, da capo a piedi». E il tutto è fatto a latere dei principali impieghi di Anna, Rita e Marisa. Oltre alla Dama, solitamente sfilavano in corteo fino a un centinaio di persone che prendevano volontariamente parte alla rievocazione. «Abbiamo sempre dato a ciascuno un vestito che gli fosse congeniale: cavalieri, damigelle, paggetti...ognuno arrivava in piazza con un abito confezionato su misura. Pensiamo di aver messo insieme, nel tempo, tra i duecento e i trecento pezzi esclusivi. Sono in molti a chiederci di poterli indossare in altre occasioni, ma per ora li abbiamo conservati gelosamente, in modo da mantenerli integri» illustra Anna. «Le stoffe cerchiamo sempre di riciclarle, dato che molte persone ci regalano vecchie coperte e a volte si tratta di broccati pregiatissimi - conclude Marisa - capita di trovarsi tra le mani anche tessuti di oltre cent’anni». E il tutto è ora esposto in questa rinnovata mostra, al cui interno è possibile ammirare anche i parasole e il resto dell’oggettistica utilizzata durante i cortei. —



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google