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Bonaccini: «Conte leader? È possibile»

Luca Gardinale
Bonaccini: «Conte leader? È possibile»

Il presidente: «Se il governo gestirà bene le risorse Ue, il premier sarà di diritto un candidato alla guida della coalizione»

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Sulla leadership (la sua) ribadisce che la questione non gli interessa. Quello che gli sta a cuore, invece, è il futuro del partito, al quale come sempre non lesina critiche. E poi c’è il caso Conte, sul quale il messaggio è chiaro: perché no? Questioni affrontate ieri sera dal presidente della Regione Stefano Bonaccini, che prima di concedersi ai fan e alle richieste di autografi ha risposto alle domande della giornalista Lucia Annunziata. L’intervento del governatore, che ha presentato il suo libro “La destra si può battere”, ha aperto una serata fitta di appuntamenti alla Festa nazionale dell’Unità di Ponte Alto, proseguita con il dibattito tra Maurizio Martina e Gianni Cuperlo e chiusa con il confronto a cui ha preso parte il leader delle “sardine” Mattia Santori.

Diverse le questioni affrontate da Bonaccini, a partire dallo “stato di salute” del partito e dalle dure critiche rivolte dallo scrittore Roberto Saviano al segretario Zingaretti: «Non ho apprezzato le parole contro Nicola - ha detto il governatore - però su una cosa sono d’accordo con Saviano. Noi non possiamo portare avanti una coalizione che vive di “anti”: insomma, non possiamo essere solo “contro” qualcuno, ma dobbiamo essere a favore di qualcosa. Dobbiamo avere l’ambizione di avere un progetto definito, e di farci votare per i nostri valori e le nostre idee, e non per quanto sono pessimi gli altri».

Passando alle elezioni regionali di domenica prossima, il presidente ha fatto notare di «incontrare quotidianamente persone che mi chiedono come è possibile che la Toscana sia contendibile. Ebbene, io a loro chiedo dove siano stati negli ultimi trent’anni, dove fossero quando abbiamo perso Bologna, o negli ultimi anni, quando in Toscana abbiamo perso sei Comuni capoluogo». Tornando al partito, Bonaccini ha ricordato che «non può bastarci un percorso che ci porti al 20-22%, ma dobbiamo costruire un’identità che ci porti ad essere perno attrattivo per gli elettori indecisi e per quelli che ci hanno lasciato». Il presidente ha però gettato acqua sul fuoco davanti alle domande sul segretario Zingaretti, ribadendo di non essere interessato alla guida del partito: «Nicola ha preso un Pd che era sprofondato a quel 18% delle europee - ha detto Bonaccini - rimettendolo su una carreggiata che ci ha visto riconquistare diversi Comuni».

Passando al giudizio sul governo, il presidente ha definito «un successo clamoroso i 208 miliardi di euro che arriveranno con il Recovery fund: adesso dovremo essere in grado di programmare ciò che se speso bene ci darà una prospettiva per i prossimi trent’anni». Dal governo a Giuseppe Conte il basso è breve: cosa pensa il governatore del ruolo di leader del centrosinistra che il premier si sta ritagliando, confermato anche dall’accoglienza che martedì scorso gli ha riservato il pubblico di Ponte Alto? «Ripeto quello che ho detto sabato - ha detto il governatore - ovvero una cosa molto banale: se nei prossimi anni il governo dovesse riuscire a investire al meglio le risorse in arrivo dall’Europa, Conte diventerebbe naturalmente un possibile leader del centrosinistra. L’unica cosa che dico - ha aggiunto - è che il Pd deve fare il Pd: il resto lo vedremo». Chiudendo sul referendum, il presidente ha ribadito il suo “sì” «perché sono trent’anni che nel programma scriviamo che bisogna ridurre il numero dei parlamentari. L’antipolitica si rafforza quando prometti e non mantieni». —



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