Oltre 15mila partecipanti per la sagra del tortellino Gran finale con corteo insieme a Oste e Dama
Castelfranco. Il momento clou di uno degli appuntamenti più amati Gli organizzatori: «I nostri grandi sforzi sono stati largamente ripagati»
CASTELFRANCO
Si è conclusa ieri, la Sagra del tortellino di Castelfranco, con la tradizionale rievocazione storica, in cui la Dama dell’anno, Maddalena Fossati Dondero e l’Oste Paolo Cavicchioli, hanno sfilato in un mini corteo fino a Piazza della Vittoria.
Una versione ridotta e rivisitata della celebre chiusura della sagra ha permesso il rispetto della normativa anti-Covid, pur senza rinunciare alla tradizione. Gli sbandieratori del “Rione San Paolo” di Ferrara, che da sempre accompagnano il corteo “cortigiani”, hanno dato il via alla manifestazione, sfilando lungo Corso Martiri. Giunti davanti all’ex Cassa di Risparmio, sede della mostra dei costumi delle Dame del Tortellino, hanno fatto strada all’Oste dell’anno, seguito dalla Dama, in portantina.
«È incredibile e allo stesso tempo emozionante vedere che, nonostante le limitazioni, siamo riusciti a realizzare la sagra, riscontrando una risposta molto positiva - ha affermato il sindaco Giovanni Gargano - ma il vero motivo d’orgoglio di quest’edizione così complicata e prudente, è merito dei miei concittadini. Hanno saputo fare proprie le regole di distanziamento e precauzione».
Dello stesso parere, anche gli organizzatori Luca e Giovanni degli Angeli: «Responsabilità e senso civico. Questi sono stati i veri protagonisti della sagra di quest’anno. Abbiamo fatto sforzi enormi per permettere lo svolgersi di quest’edizione, basti pensare che abbiamo dovuto ridurre di quasi 600 unità i posti a tavola. Ma l’esito è stato più che positivo grazie alle numerosissime presenze di pubblico proveniente anche da fuori e al senso del rispetto delle regole».
Nonostante tutto, si parla infatti di oltre 15 mila persone servite in 10 giorni e di una speciale affluenza da parte di giovani. «Il cibo, in un Paese come il nostro, rappresenta una parte fondamentale della cultura. È per questo che mi sto adoperando, con lo chef Massimo Bottura, perché la cucina italiana sia riconosciuta dall’Unesco come patrimonio dell’umanità - sono le parole di Maddalena Fossati Dondero, direttrice della rivista “La cucina italiana” - questi momenti, non solo culinari, ma anche folcloristici, sono un modo per creare vicinanza e spirito di comunità». «È bello costruire reti di socialità che partano dal basso - afferma Paolo Cavicchioli, direttore della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena - e in questo senso il cibo è un veicolatore perfetto della cultura che ci unisce. Rappresenta la creatività italiana». —
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