Chiamate, emergenze, lavoro senza sosta Una giornata con i volontari Avap
In compagnia degli equipaggi dell’associazione a servizio dei cittadini «Non ci fermiamo mai, ma basta un disegno per darci la carica»
il racconto
Stefania Piscitello
/ formigine
Sono le sei e venti del mattino, fuori è ancora buio, ma l’Avap di Formigine è già al lavoro. A dire il vero, non si è mai fermata. Al piano di sotto i volontari del turno di notte si danno il cambio con quelli del mattino. «È stata una notte tranquilla» dicono. Le cinque ambulanze sono già schierate, tutte parcheggiate una di fianco all’altra. Tra i primi ad arrivare i volontari che si occupano del servizio di trasporto dei dializzati. Agiscono alle prime luci dell’alba, sono in pochi a vederli, ma il loro apporto è indispensabile: c’è Elio, da cinque anni in Avap, e poi c’è Giovanni, vent’anni appena, e Giorgia, che ha cominciato da poco. Le storie che raccontano dietro le mascherine sono tante, tanti sono i motivi che li hanno spinti ad intraprendere questa strada: «Volevo fare qualcosa di buono» dice Cristoforo, pensionato. Attualmente, l’Avap di Formigine, accompagna ogni settimana 4 persone a fare dialisi, mediamente ogni due giorni. Già alle sette meno un quarto, l’ambulanza è sotto la casa del primo paziente, pronta a trasportarlo al policlinico: il viaggio di ritorno sarà intorno a ora di pranzo. Nel frattempo, alla radio, iniziano ad arrivare chiamate per i servizi di emergenza-urgenza, ad inaugurare quella che sarà una mattinata senza pause. Sono le 8.04: codice rosso a Castelnuovo. In un attimo sirene accese per arrivare a soccorrere un 89enne con problemi cardiovascolari, che sarà poi trattato con farmaci sul posto dall’automedica mandata dalla centrale operativa. Tempo un’ora e arriva un’altra chiamata, occorre intervenire a Modena, zona San Faustino: l’orologio segna le 9.02 e i volontari, seguiti dall’automedica su cui siamo a bordo, partono di nuovo, il codice è verde.
La mattinata è frenetica, in media sono 5 o 6 le chiamate al giorno, stavolta arrivano una dietro l’altra: «Stamattina - spiega Mirko Balestrazzi, tesoriere e volontario da 25 anni - la blu di Modena44 non è in giro, quindi copriamo anche Modena».
Tra un servizio e l’altro, si torna in sede per un caffè e due chiacchiere al volo: sono tanti quelli che passano anche solo per un saluto, come Edmondo Cuoghi, tra gli storici fondatori, ancora cuore pulsante dell’associazione, o quelli che arrivano pronti per iniziare il turno. Molti di loro sono impegnati nei servizi sociali, il cuore di Avap: «Non solo dialisi - spiega Luciano Neviani, il presidente - ma anche dimissioni dagli ospedali e servizi interospedalieri».
A organizzare tutto, Antonella, che cerca di incastrare i servizi per cercare di aiutare quante più persone possibili. Nel frattempo non è passata neanche un’ora ed è già tempo di tornare in ambulanza per un nuovo servizio: direzione stabilimento Ferrari, ingresso di via Musso, per prelevare un lavoratore con un’emorragia di lieve entità. Non si fermano un attimo i volontari, ma sembrano lontani i tempi del lockdown, in cui, racconta l’ex presidente Lorenzo Pellacani: «Abbiamo affrontato uno sforzo notevole, andavamo da una parte all’altra per reperire tute e materiali, e cercavamo di arrangiarci in ogni modo per tutelare i nostri volontari».
Tra una chiacchiera e l’altra arriva ora di pranzo: gli instancabili volontari si avviano verso le scuole medie Fiori, per andare a prendere una studentessa disabile ed accompagnarla a casa dopo il primo giorno passato in classe: «L’anno scorso - racconta ancora Mirko - per Natale ci ha regalato un disegno. È questa la nostra paga, è questo che ci fa andare avanti». —
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