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Discarica, parla la Cassazione: «Sequestro sproporzionato»

Francesco Dondi
Discarica, parla la Cassazione: «Sequestro sproporzionato»

I giudici accolgono il ricorso di Feronia. Il fascicolo torna ai colleghi di Modena Reati ambientali ormai prescritti sull’impianto che la Regione vuole ampliare

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FINALE

Il futuro della discarica di Finale torna nelle aule di tribunale dopo la decisione della Corte di Cassazione di accogliere il ricorso di Feronia contro la decisione del Riesame di mantenere i sigilli, posti a dicembre dai carabinieri Forestali. Sequestro che resta quindi formalmente valido, ma sul quale dovrà pronunciarsi un altro collegio di giudici del tribunale di Modena e valutare se vi siano gli estremi per ritenere solidi i capisaldi dell’inchiesta coordinata dal pubblico ministero Marco Niccolini. Molti dei reati contestati, in particolare quelli di natura ambientale, sono infatti ormai prescritti e la loro “trasformazione” in contestazione di abuso d’ufficio non ha convinto particolarmente la terza sezione della Cassazione, presieduta dalla dottoressa Elisabetta Rosi. Le motivazioni con cui si accoglie il ricorso proposto da Feronia, rappresentata dall’avvocato Tommaso Guerini che ha raccolto l’eredità e la professionalità del prof. Filippo Sgubbi, seguono un filo conduttore: «Rispetto alla condotta di abuso di ufficio - contestava la società partecipata da Hera - non sussiste la proporzionalità ed adeguatezza della misura per essere i fatti risalenti nel tempo e di stampo eminentemente normativo; inoltre, la misura riguarderebbe soggetto ormai estraneo al processo per essere l’illecito amministrativo non procedibile” e manca inoltre “un periculum attuale e concreto, trattandosi di reato consumatosi nell’agosto 2017 e non occupando più i protagonisti dell’illecito (i vecchi vertici di Feronia) le cariche indicate nell’incolpazione”. La Cassazione non solo boccia le valutazioni del Riesame di Modena, ma affronta anche la questione del sequestro preventivo per il quale si deve “evitare che assuma le caratteristiche di misura inutilmente vessatoria”. I giudici, relativamente alla vicenda della montagna di stoccaggio di rifiuti urbani e speciali non pericolosi, parlano infatti di una misura non proporzionale e inadeguata, che al massimo avrebbe potuto riguardare una porzione della discarica “pertinente al reato ipotizzato e che deve essere disposta nei limiti in cui il vincolo imposto serve a garantire la confisca del bene o ad evitare la perpetuazione del reato”.

Sarà quindi un altro collegio di giudici modenesi a doversi pronunciare sul sequestro, rimanendo nel perimetro delineato dalla Cassazione.

Ma sull’impianto di via Comunale Rovere - che secondo il gip è “potenzialmente contaminato” ed è stato teatro di “superamenti reiterati nel corso degli anni di valori di concentrazione della soglia di contaminazione per sostanze presenti nelle acque sotterranee” - rimane anche il ricorso al Tar del Comune contro l’ampliamento. —

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