Gazzetta di Modena

Modena

Festival filosofia 2020

Elena Esposito a Festival Filosofia "Algoritmi, previsione e opacità"

Elena Esposito a Festival Filosofia "Algoritmi, previsione e opacità"

2 MINUTI DI LETTURA





Da una decina d’anni, con la "rivoluzione del deep learning", si è ricominciato a parlare di macchine intelligenti. Il nuovo ottimismo è legato a tecniche avanzate di programmazione in cui le macchine apprendono da sole e lavorano con grandi quantità di dati strutturati e non strutturati (i big data).
 
Di intelligenza artificiale (IA) si parla dalla metà degli anni Cinquanta, ma oggi sembra davvero di avere a che fare con delle macchine che sanno pensare autonomamente, perché i più recenti algoritmi, liberamente ispirati all'architettura neurale del cervello, sono in grado di svolgere molti compiti che un tempo erano riservati all'intelligenza umana - come scrivere testi, comporre musica, tradurre documenti o scoprire nei dati delle informazioni che nessuno conosceva. Riescono a fare previsioni, a formulare diagnosi, a rispondere ai nostri interrogativi,e ci si aspetta che presto saranno anche capaci di guidare le automobili.
 
Vuol dire che le macchine sono diventate intelligenti? Stiamo realizzando il sogno dell’IA? In realtà se si va a vedere più in dettaglio come funzionano gli algoritmi la situazione appare diversa. Le macchine riescono a fare cose strabilianti non perché finalmente sono diventate intelligenti, ma paradossalmente proprio perché non cercano più di esserlo. 


Fanno qualcos’altro. I programmi di traduzione automatica, ad esempio, funzionano così bene da quando i programmatori hanno smesso di cercare di insegnare agli algoritmi le diverse lingue e le loro regole. Oggi gli algoritmi traducono testi dal cinese senza conoscere il cinese, e nemmeno i loro programmatori lo conoscono.

Usando i big data, si limitano a trovare dei pattern e delle regolarità in enormi quantità di materiali, e li usano per produrre dei testi sensati – per noi. Gli algoritmi non capiscono niente, e non ne hanno bisogno.

Lo stesso vale per gli altri progetti. Si potrebbe dire che i progressi che osserviamo oggi non segnano il trionfo dell’intelligenza artificiale, ma in pratica l’abbandono dell’idea che ci stava dietro.

I processi che guidano gli algoritmi sono completamente diversi dai processi della mente umana, e infatti nessuna mente umana o combinazione di menti umane potrebbe riprodurli o spesso anche capirli. Ma proprio per questo sono così efficaci.

Oggi le sfide da affrontare sono diverse da quelle dei primi decenni dell'intelligenza artificiale - riguardano l'oscurità degli algoritmi, il controllo delle loro decisioni, le distorsioni presenti nei dati, la possibilità che i programmi non siano imparziali o le minacce alla privacy legate all'accesso al web.

Il confronto tra l’intelligenza umana e quella delle macchine, sul modello del famoso test di Turing, in molti casi non è l’approccio più adatto per capire quello che sta succedendo.


 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google