L’eterno Metropolis gioiello espressionista e ode alla macchin
MODENA Segnato da un forte senso religioso cristiano-messianico e da una lucida critica della crescente civiltà delle macchine, Metropolis il capolavoro di Lang ambientato nel 2026 è una sontuosa narrazione strutturata in “preludio”, “intermezzo” e “furioso” e polarizzata (secondo il tema del “doppio” centrale nell'espressionismo tedesco) in bianco e nero (quando il biondo Freder sostituisce l'operaio, i suoi capelli diventano neri, e quando nel finale si pone come mediatore tra le due classi dei lavoratori e degli industriali essi assumono un colore grigio).
Le straordinarie scenografie, ispirate ai grattacieli di New York ma anche alle costruzioni monolitiche della Repubblica di Weimar, in realtà sono molto piccole, ma ciò che conta è l'idea di futuro delle società urbane. Il film, costruendo la sua megalopoli su più livelli, torna a dare un'immagine gerarchica della società secondo l'arcaico modello dell'Egitto faraonico: ai piani più alti corrispondono poteri superiori e condizioni di vita migliori. Evidente la denuncia della civiltà delle macchine e del modello industriale (l'incubo delle dieci ore che non finiscono) ma anche della società totalitaria: Lang, a differenza della moglie e sceneggiatrice Thea von Arbou, emigrò subito dopo in America per sfuggire al nazismo, ma a Hitler il film piacque. Infiniti però i riferimenti al passato: alla Bibbia (la predicatrice Maria, il tema del pentimento), a Giovanna d'Arco (il rogo di Maria), al Gobbo di Notre Dame (il finale sulla cattedrale). Per Lang, passato e futuro si intrecciano per spiegare il presente. Ciò che gli interessava davvero erano le macchine: infatti avrebbe voluto che alla fine del film, dopo la distruzione della città, i due ragazzi fossero fuggiti a bordo di un razzo! A distanza di quasi un secolo, “Metropolis” si impone come un indiscusso gioiello espressionista e un'opera d'arte totale che respira a pieni polmoni aria di Novecento.
Trionfo di geometrie imprendibili, creatura stillante vapori industriali, sinfonia cittadina che si concede una trama e che non smette per un attimo di amare il nuovo, pericoloso e affascinante mondo della tecnica e dell'automazione.
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