A Margine / L'uomo, l'algoritmo e l'incognita del futuro
MODENA Tesi: ponendosi nuovi obiettivi «l’uomo saprà come progettare, gestire, utilizzare, modificare (la tecnologia n.d.r.) verso una direzione guidata da intenzionalità». (L’ho letta sul grande pannello di “Future education Modena” posto all’ingresso del Palazzo dei Musei, quartier generale del Festival).
Antitesi: «I nuovi algoritmi lavorano in modo diverso dall’intelligenza umana, in modo incomprensibile persino per chi li ha progettati. La grande sfida è capire come riuscire a controllarli». (L’ho ascoltata dalla professoressa Elena Esposito durante una “preview” per la stampa del suo intervento).
Un bel problema trovare la sintesi. O meglio: il futuro.
Ricordo che a scuola - a dispetto della complessità del pensiero di Fichte e Hegel - quella formuletta ci piaceva, ci sembrava accessibile: tesi-antitesi-sintesi. E oplà, ecco la Storia che si muove verso la realizzazione dello Spirito.
Ma al centro del sistema hegeliano c’era l’idea di una razionalità che si dispiega progressivamente nel reale.
Quale razionalità, siamo costretti a chiederci oggi: la nostra o la loro? Umana o algoritmica? E quale reale: quello di queste piazze o quello della “gabbia di vetro”? —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
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