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Festival filosofia 2020

Modena. La mostra: l’effimero raffigurato da Joli

M. F.
Modena. La mostra: l’effimero raffigurato da Joli

Nello spazio Bper tre dipinti che rimandano all’attività di scenografo dell’artista

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Tre dipinti per la mostra “La prospettiva dell’effimero. Antonio Joli e la scena per angolo” presso la Galleria. Collezione e Archivio Storico” della Bper, in via Scudari 9. Un piccolo allestimento, ma significativo per dare la dimensione dell’originale lavoro svolto dall’artista modenese del Settecento nell’ambito della scenografia. “Joli resta a Modena fino agli anni 30, per poi trasferirsi – dice la curatrice Lucia Peruzzi - e diventare un grande vedutista che lavora in Europa e conclude la carriera a Napoli, come vedutista celeberrimo della città (del golfo in particolare) e di Paestum. La sua attività di pittore si lega anche a quella di tecnico scenografico. Nascendo a Modena, si forma sul quadraturismo emiliano, e risente delle influenze dell’opera dei Bibiena, suoi maestri spirituali”. Utile l’esperienza di apparatore di macchine tecniche e prospettiche che gli permette di pervenire alla scena per angolo. «È una scenografia – evidenzia la Peruzzi – impostata sulla moderna visione per angolo, che è importante perché supera la visione centralizzata del Rinascimento e poi del Barocco. In tal modo non vengono privilegiati gli spettatori centrali, ma anche gli altri. Ciò è da considerare un aspetto sociale, oltre che artistico». I tre dipinti esposti (“Sansone abbatte il tempio” della collezione Bper, “Sansone abbatte il tempio” e l’ “Incendio di Troia”, provenienti dal Museo Civico) rimandano all’attività di scenografo di Joli. «Quella di Sansone è una scena dove le architetture stanno crollando, offrendo una virtuosistica visione, una rarissima annotazione di tecnica teatrale. Le 3 opere costituiscono un unicum, rendendo conto dei primi orientamenti dell’artista verso il genere del capriccio architettonico». Di Joli vengono documentati due spettacoli al Teatro Molza di Modena. E famoso sceneggiatore anche alla corte di Spagna, ma il suo nome raramente viene citato nei libretti d’opera. In ogni caso, il modenese è un innovatore che assurge ai fasti della lirica del ’700. —

M. F.



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