Massimo Cacciari: « La buona politica è indispensabile per il lavoro»
«Senza giuste scelte la scienza e il progresso non cambiano il lavoro ma lo riducono creando disoccupazione
ELENA PELLONI
«Non siamo più nell’epoca del genio, di Leonardo da Vinci, il quale inventa o progetta macchine di ogni genere. No, il processo di razionalizzazione, come lo intendeva Max Weber, implica una specializzazione» questo il punto di partenza della lezione magistrale, dal titolo “Il lavoro dello spirito”, tenuta dal filosofo Massimo Cacciari, ieri a Sassuolo. Parla di lavoro, Cacciari, partendo dall’idea sviluppata proprio dal sociologo tedesco Weber, all’inizio del secolo scorso. «Etimologicamente, la parola lavoro ha in sé la stessa radice terminologica di altri vocaboli quali “labeo” o “lapsus sum”, che significano “sono caduto”. Per questo, nell’epoca scientifica, come teorizzò Weber, dobbiamo rivolgere lo sguardo al “beruf”, ovvero a una vocazione del lavoro». Per farlo, senza lasciare spazio agli idealismi, il sapere scientifico deve riconoscersi innanzitutto all’interno di un sistema. Sistema, nel quale devono convivere anche economia e politica. «La scienza moderna ha dato alla nostra società la possibilità di creare un vero e proprio “lavoro dello spirito”, nel quale l’arte intellettuale ha la capacità di rendere effettiva una verità scientifica. Il lavoro dello spirito è un lavorare libero, non più dipendente o oppressivo. Un lavoro che non fa più cadere l’uomo, ma lo eleva – spiega il professore – è la possibilità di perseguire il proprio “beiruf”, la propria vocazione. Come? Attraverso una politica che sappia domare l’economia, asservendola al progresso scientifico. Se questi tre pilastri della nostra società, scienza, politica ed economia, non rispettano questa determinata scala gerarchica, dove a dirigere il timone è la politica, sarà il caos». Legge il passato e vede il presente, Massimo Cacciari, quando parla di macchine che non hanno saputo liberare l’uomo dal lavoro necessario e dipendente, ma lo hanno semplicemente sostituito. «La scienza e il progresso, senza politica, non cambiano il lavoro, lo riducono e creano disoccupazione. Gli uomini non vogliono avere tempo libero, ma tempo attivo. Solo così possono esprimere la propria creatività. Il tempo libero non è altro che il negativo del lavoro dipendente». Il compito principale della politica oggi? «Dare mezzi alla scienza, cioè alle accademie, alle scuole, alle università. Deve fare in modo che l’economia sostenga la ricerca scientifica. Ma promuovere la ricerca e la scienza, non significa semplicemente investire nel capitale umano. Serve parlare di lavoro e della vocazione che ciascuno di noi può mettere in esso».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google

