Sassuolo Ritratto in ceramica dell’uomo tecnologico firmato Bertozzi & Casoni
«Un’opera in grado di stare accanto a quella di Arcimboldo, per completare un quadro del nostro vivere moderno»
SASSUOLO Due anni fa Bertozzi & Casoni avevano presentato a Sassuolo, nel Museo della Cavallerizza Ducale, “Le quattro stagioni” con riferimenti all’opera pittorica di Arcimboldo. «Avevamo lavorato, attualizzando – dicono i due noti artisti della ceramica – il messaggio del maestro del Cinquecento, con delle incursioni nella sua opera. Un viaggio fantastico in uno spazio temporale, con le teste delle figure connotate di nuovi oggetti, come le sigarette, una bomba a mano…».
Per questo festival i due autori, che vivono a Imola, propongono “Quinta stagione”, un ritratto realizzato interamente in ceramica, esposto fino al 30 dicembre nel Museo sassolese che porta il loro nome. «Abbiamo cercato di creare una quinta stagione, quella della contemporaneità che ci distingue per le contaminazioni che le macchine portano nella nostra vita. Con il nostro lavoro non abbiamo fatto altro che prendere atto di questa idea, situazione, mettendo insieme un’opera in grado di stare accanto a quella di Arcimboldo, per completare un quadro del nostro vivere, della nostra umanità. Si evidenzia l’attenzione dell’uomo verso la tecnologia.
E’ una sorta di prova, di assemblaggio, di parti di cose scartate abitualmente che vanno a produrre un’immagine, una testa, una effige che possa, in qualche modo, battere gli occhi e guardarci in un certo modo. La scultura ha le fattezze dei dipinti di Arcimboldo, offrendo il ritratto di un automa che potremmo trovare per strada». Bertozzi & Casoni sanno esprimere un mondo intero di vita, di presenza umana, di conoscenza, con perfette tecniche che sanno elevare a bellezza anche i rifiuti della società. «Il nostro lavoro è stato sempre vicino alla storia dell’arte, mettendo dentro il nostro vissuto.
Abbiamo studiato nella scuola d’arte a Faenza e come materia c’era anche storia della ceramica, oltre a quella dell’arte. Allora guardavamo con molto favore e curiosità il ceramista francese del ‘500 Bernard Palissy, affascinante per le sue particolari sperimentazioni tradotte in una scultura ai limiti dell’iperrealismo. E’ lui che ci ha indirizzati nel modo di guardare le cose. Sguardi anche ad un’arte personale, introspettiva, come il surrealismo di Dalì, e a Arcimboldo per la sua particolare visione di concepire le immagini. La ceramica è il nostro materiale d’elezione, ma utilizziamo, talvolta, con la ceramica anche bronzo, argento, marmo, vetro… Pratichiamo anche la parte grafica che teniamo per noi».
La filosofia dei due inseparabili è quella di far girare le loro sculture. Alcune restano inamovibili nel Museo, altre vengono esposte in mostre anche all’estero. «Le quattro stagioni” sono nell’azienda di Franco Stefani, l’artefice del Museo che “per noi – dicono gli artisti – rappresenta una bella vetrina in un’ottica museale. Se qualcuno viene nel nostro studio, trova le opere nelle casse. In uno spazio espositivo permanente le opere respirano e dialogo tra loro, e il visitatore si rende conto del nostro lavoro». —
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