Gazzetta di Modena

Modena

mirandola 

Veleno, no al nuovo processo per Scotta

Veleno, no al nuovo processo per Scotta

La Corte di Ancona rigetta i ricorsi dell’avvocato Micai per riaprire la discussione dopo le nuove prove raccolte

2 MINUTI DI LETTURA





MIRANDOLA

Richiesta inammissibile. I giudici della Corte di Appello di Ancona hanno bocciato i ricorsi per la revisione del processo a Federico Scotta e alla ex moglie, depositati negli anni passati e riuniti nel corso del tempo. Per capire cosa abbia portato a questa decisione, arrivata dopo una lunga attesa e il rinvio estivo perché alcuni fascicoli non erano ancora stati recapitati da Modna, bisognerà però attendere 90 giorni, il tempo utile affinché vengano depositate le motivazioni. A quel punto l’avvocato Patrizia Micai, che ha sempre rappresentato con coraggio e abnegazione il padre mirandolese Scotta, condannato a 11 anni di carcere per la sconcertante inchiesta sui diavoli della Bassa, dovrà decidere se ricorrere in Cassazione oppure depositare una nuova istanza di revisione con nuovi e ulteriori documenti.

E sulla stessa linea ci si muoverà anche per gli altri condannati dell’inchiesta “Veleno” che invocano giustizia dopo la scoperta di nuove prove a loro discolpa e soprattutto dopo che alcuni degli stessi bambini di allora hanno raccontato pressioni per ammettere una realtà che non esisteva e che li ha allontanati dalle loro famiglie d’origine.

Il caso di Scotta è infatti l’apripista di una vicenda che nel tempo ha svelato una verità diversa, una verità che non è quella giudiziaria per la quale è nata la mobilitazione affinché anche la giustizia potesse confermare ciò che le vittime di allora stanno raccontando da tempo.

Scotta, all’uscita dall’aula del tribunale di Ancona, ha commentato la decisione della Corte con parole molto dure, ma ha ribadito l’intenzione di voler continuare a lottare per la propria dignità di uomo e di padre. E lo stesso ha ammesso anche l’avvocato Micai: «Leggeremo le motivazioni e poi valuteremo cosa fare. Non ci fermiamo certamente qui, c’è ancora tanto da analizzare, preparare, studiare», ha detto il legale al termine di una lunga giornata di attesa nei corridoi del tribunale.

«Siamo pronti a ricominciare, a lottare, abbiamo nel cuore e nell'ascolto le voci di quei bambini, ormai adulti che gridano la verità - ha aggiunto uno dei bambini di allora in un post sui social - Non è mai successo nulla ci hanno costretto a raccontare bugie, ci hanno portato via dai nostri genitori e per ore ci hanno promesso di poterli rivedere solo se raccontavamo quello che volevano loro e qualcuno non ha mai ceduto ai ricatti ed alle pressioni dei servizi sociali. Quelle voci i giudici di Ancona non hanno voluto ascoltarle. Ma per noi non è solo una questione di principio è la voce della Verità che non deve e non può essere soffocata dalla paura e dall’incompetenza». —

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google