Addio a Gilbert Coulibaly L’amico Zafar: «Voleva studiare e ricominciare»
Mattia Vernelli / Castelvetro
«Riusciva sempre a strapparti un sorriso, era un ragazzo che amava la vita». Sono le parole di Zafar Khan, amico e collega di Gilbert Coulibaly, il ventisettenne che ha perso la vita lunedì pomeriggio a Castelvetro, dopo essere uscito di strada a bordo della sua bici. Khan era di turno in azienda quel pomeriggio, e quando al posto dell’arrivo dell’amico è trapelata la tragica notizia della sua morte, lui e i suoi colleghi si sono rifiutati di lavorare, e affranti dal dolore sono andati a casa.
Gilbert era originario del Mali, dove aveva vissuto fino all’età di 23 anni. Nella sua testa il sogno di un futuro migliore che non avrebbe potuto trovare nella sua terra. E quindi la decisione di viaggiare sul Mediterraneo, confine liquido attraversato ogni anno da centinaia di barconi, stipati di uomini, donne, bambini, sogni, storie di vita, speranze e talvolta morte. Per Gilbert era stato il trampolino per una rinascita e Modena un territorio dove porre le radici della sua nuova vita. Grazie ad un progetto della cooperativa sociale Caleidos beneficiava di un percorso di integrazione, che gli garantiva alloggio ed accompagnamento, in quanto richiedente protezione internazionale. Non aveva la patente Gilbert, e tutti i giorni partiva a bordo della sua bici da Vignola, per andare a lavorare alla “Demaria srl” di Castelvetro. «C’era qualcosa che non andava quel pomeriggio. Gilbert raramente arrivava in ritardo, e quando capitava avvertiva subito l’azienda». Racconta ancora Omar Ben Zegunine, amico e collega della giovane vittima.
«Non voglio crederci, - prosegue Omar - Qui voleva ricostruire la sua vita, la sua casa, imparare la lingua e prendere la patente. Ora è tutto finito: addio ai suoi progetti, ai suoi sogni e ai suoi sorrisi. Addio a Gilbert, mi macherai». —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google