Omicidio Cavaliere, confermati i 16 anni al socio Pietro Ragazzo
Era il 12 giugno 2018 e l’imprenditore edile Raffaele Cavaliere veniva trovato cadavere all’angolo tra via Mavora e via Emilia a Gaggio di Castelfranco. Poche ore dopo la polizia di Stato, coordinata dal pubblico ministero Marco Niccolini, arrestò il socio Pietro Ragazzo poi condannato a 16 anni in primo grado, con rito abbreviato, dal giudice Andrea Scarpa.
Ieri, davanti alla Corte d’Appello di Bologna, i giudici hanno confermato quella condanna, ritenendo inconsistenti i motivi di ricorso avanzati dagli avvocati difensori del 52enne.
A sostenere l’accusa e a chiedere la conferma della pena, c’era la dottoressa Lucia Musti che nel corso dell’udienza ha ripercorso l’inchiesta parlando anche di ricostruzione “cinematografica” proposta dall’imputato quando parlò di un fantomatico agguato riservato a lui e al socio Cavaliere. La Procura generale ha ribadito le “contraddizioni” della difesa ma ha soprattutto sostenuto come non vi fosse nessuna altra ipotesi plausibile se non quella da subito intrapresa dagli investigatori e che ha trovato conferme anche da parte del giudice Scarpa.
La dottoressa Musti ha evidenziato l’accanimento con cui Ragazzo sì avventò contro Cavaliere: 48 ferite e la lama di un cutter rotta e abbandonata nell’auto della vittima; ha riproposto le testimonianze di alcuni conoscenti che avevano dato un passaggio a Ragazzo in via Mavora (dove qualche ora dopo venne ritrovato il cadavere del socio); ha evidenziato la congruenza anche dei tabulati telefonici capaci di ricostruire i movimenti dell’imputato. Tutti elementi che hanno evidentemente convinto i giudici a confermare i 16 anni per un omicidio sul quale non è stata contestata la premeditazione nonostante alcuni elementi - tra cui una lite precedente tra i due soci - avrebbero anche potuto lasciarla intendere. —
F.D.
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