Omicidio Cavaliere «Condanna equilibrata E indagini puntuali»
le reazioni
Pietro Ragazzo, 51 anni, è stato condannato a 16 anni per l’omicidio del suo socio in affari, Raffaele Cavaliere. L’uomo, di origini campane, era stato ucciso con decine di colpi di cutter alla gola e abbandonato nel sedile posteriore della sua auto a Gaggio di Castelfranco. Ragazzo si è sempre dichiarato innocente e vittima di un complotto aveva deciso di ricorrere in appello contro la condanna in primo grado. Ma anche i giudici di Bologna hanno confermato i 16 anni, come richiesto anche dalla dottoressa Lucia Musti della Procura generale.
«Quando c’è di mezzo la vittima di un omicida non si può mai gioire - dice l’avvocato Guido Sola, difensore delle parti civili: la moglie e i figli di Raffaele Cavaliere - ma voglio esprimere soddisfazione per la conferma d’una sentenza che, come affermato anche in aula, ritenevo e ritengo equilibrata nel giudizio e puntuale nella ricostruzione del fatto storico sui quali, anche grazie al lavoro degli inquirenti, non possono esserci dubbi».
Per il coordinatore del dipartimento di diritto penale di SC Avvocati Associati un passaggio anche sul lavoro della squadra Mobile della questura di Modena: «Gli inquirenti si sono trovati ad indagare su un caso delicato in sé, brillantemente risolto con indagini celeri quanto puntuali nella ricostruzione del fatto anche dal punto di vista tecnico-scientifico, un lavoro davvero eccellente».
I figli di Raffaele Cavaliere, che erano presenti in aula nel corso dell’udienza, nello stringersi attorno alla madre, hanno invece voluto esprimere piena soddisfazione per la conferma della sentenza, che ha reso loro giustizia pur nella consapevolezza che l’esito del processo non potrà mitigare la perdita, prematura, del padre. —
F.D.
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