Il grido di allarme della ceramica «Salvate i benefici sulle emissioni»
Il presidente Savorani: «Le nuove norme sulla CO2 rischiano di penalizzarci rispetto ad altri Paesi, serve una moratoria»
Giovanni Medici
«Il comparto ceramico italiano ha raggiunto in questo campo un livello eccellente, togliere al settore i contributi concessi finora per sostenerlo nella competizione con i Paesi meno attenti all’ambiente significherebbe penalizzarlo».
Il presidente di Confindustria Ceramica Giovanni Savorani non ci sta e chiede di ridiscutere le regole della Commissione Europea sull’emission trading, lo scambio di quote per la riduzione della CO2 prodotta dai settori industriali. «Chiediamo una moratoria sull’avvio della quarta fase di questo sistema, prevista il primo gennaio 2021. Come Confindustria Ceramica – spiega Savorani – abbiamo stretto un’alleanza con i colleghi degli altri Paesi europei, fatto un’istanza al Consiglio Europeo, contattato i parlamentari italiani a Bruxelles e sensibilizzato il Ministero allo sviluppo economico: sappiamo che il Commissario Gentiloni è a conoscenza dell’esistenza di questo problema. Nessun lobbismo, solo un’opera di informazione». Il settore ceramico investe quasi il 10% del fatturato, da anni, per migliorare i processi produttivi e gli stessi prodotti, ed è diventato un simbolo della sostenibilità e dell'efficienza energetica. Ma le nuove norme sulle emissioni di CO2 in atmosfera, che tagliano le compensazioni per gli extra-costi sostenuti in bolletta dalle imprese ceramiche «e diminuiscono le quote gratuite escludendoci da questi benefici anti delocalizzazione - dice Savorani - rischiano di mettere all'angolo le nostre imprese, diventando per loro un’ulteriore tassa, aggravando i costi e minando la loro competitività».
Che significa una penalizzazione ulteriore sui mercati internazionali rispetto alla concorrenza di Paesi extra-Ue che non hanno leggi anti-emissioni, come la Turchia ad esempio. «I turchi, non essendo nell’Unione, non devono sottostare al sistema dell’emission trading, hanno le materie prime in casa e un basso costo della manodopera. Sono dunque - conclude - i concorrenti più pericolosi». La moratoria chiesta alla Ue da Confindustria Ceramica servirebbe a verificare i progetti contenuti nel Recovery Fund e anche a studiare i nuovi dati messi in evidenza dalla diffusione del Covid-19. «Non dimentichiamo che siamo ancora nel mezzo di una pandemia. Diamoci un anno in più di tempo, anche perché non sono prevedibili a breve salti tecnologici che possano ridurre ulteriormente le emissioni, visto che le nostre aziende hanno già altissima efficienza energetica». Savorani segnala che gli studi sulle emissioni nel comprensorio ceramico hanno dato risultati chiari: le imprese del settore sono sotto ai limiti di almeno dieci volte. «Penalizzarci non risolve certo il problema delle emissioni di CO2». —
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