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«Cra e anziani: strutture da ripensare Il virus? Ci sarà per mesi, forse anni»

Serena Arbizzi
«Cra e anziani: strutture da ripensare Il virus? Ci sarà per mesi, forse anni»

Incontro a Teatro per il doppio anniversario, insieme a Cattaneo (Fondazione Ebri), Pregliasco (Anpas) e Fabbo (Ausl) 

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«I percorsi di cura per le persone non autosufficienti vanno riorganizzati. Così come l’apertura all’esterno delle strutture per anziani, che vivono in profondo isolamento. Modena ha 3500 posti letto nelle Rsa, su 54 strutture, quelle interessate sono state 16. Il Covid si manifesta in modo veloce sugli anziani. Non c’è stato il tempo per poterci organizzare».

Il direttore di Geriatria dell’Ausl Andrea Fabbo non ha dubbi. Incalzato sulla strage per anziani nelle residenze protette nei primi mesi dell’emergenza provocata dal diffondersi del Coronavirus, invoca un cambiamento di rotta. L’occasione è stata l’incontro intitolato “Nella morsa del Coronavirus. Malattie degenerative. La sfida continua”, al Teatro comunale. L’evento, condotto dai giornalisti Ruggero Po e Flavia Fratello, ha celebrato i 20 anni della Croce Blu di Carpi e di Gafa, ovvero il Gruppo assistenza famigliari Alzheimer. Relatori, oltre a Fabbo, il professor Antonino Cattaneo, presidente della Fondazione Ebri Rita Levi-Montalcini e il professor Fabrizio Pregliasco, presidente nazionale di Anpas e docente all’università di Milano.

Dopo il saluto introduttivo del sindaco Alberto Bellelli e del vicario generale della Diocesi Ermenegildo Manicardi, il tema è entrato nel vivo.

Fabbo ha snocciolato i dati sull’assistenza: «Sono 11500 le persone che soffrono di demenza nella nostra provinci. a Carpi 1500. Considerato che la popolazione complessiva è di 700mila abitanti comprendiamo che si tratta di percentuali significative, che, per di più, stanno aumentando in chi è più avanti negli anni. Accanto al fenomeno della demenza precoce, che si manifesta in disturbi cognitivi prima dei 65 anni. Le rete è stata messa a dura prova durante il Covid: nelle nostre Cra il 70% degli anziani ha la demenza, di questi il 60% soffre di Alzheimer. Abbiamo fatto tutto il possibile, cercando di contattare i caregiver, di organizzare le chiamate a distanza per monitorare le necessità degli ammalati. Nonostante questo, l’isolamento ha provocato un aumento dei disturbi del comportamento. In Italia si considerano vecchiaia e demenza come qualcosa di cui non si deve parlare. Una mentalità che non va bene», conclude il dottor Fabbo.

Di contro, le infezioni respiratorie si sono ridotte, conferma il medico.

Pregliasco pone l’accento su come l’emergenza sia tutt’altro che lontana. «Il virus ci terrà compagnia per mesi e, temo, per anni - dice - Ci avviciniamo all’inverno, una stagione pericolosa per questa malattia. Non ci sono certezze, ma la necessità di attrezzarci di fronte a una seconda ondata è evidente. Siamo nel bel mezzo dello stress test nelle scuole che nell’arco dei prossimi 15/20 giorni sarà rivelatore». E se il lockdown ci ha insegnato qualcosa, «è l’importanza della comunicazione - aggiunge il relatore - si è capito quanto sia fondamentale la connessione tra le varie parti in causa, tra la Medicina generale e le altre discipline. Inoltre, si è capita la portata degli asintomatici. Il virus ci ha fatto accelerare la creazione di nuovi servizi a fronte di bisogni che, prima, non c’erano». Se Pregliasco, poi, afferma che sia importante fare il vaccino, ammette anche «che non copre, purtroppo, tutte le forme respiratorie». Ma c’è anche il dato positivo: ovvero che sia lecito aspettarsi un po’ meno di influenza.

Il professor Cattaneo ha porto i ringraziamenti alla Croce Blu per la donazione ricevuta da Enri che si impegna a creare una borsa di studio. Cattaneo invoca un’alleanza per i vaccini «fra le industrie farmaceutiche, che devono portare avanti il lavoro che noi svolgiamo in laboratorio. Queste imprese hanno una responsabilità sociale ben precisa». Da Cattaneo parte un appello accorato al Governo affinché in questo recovery fund «la ricerca venga considerata una priorità: questa ci salverà, ma non soltanto in senso concreto. Ci salverà perché è un elemento di crescita della coscienza collettiva». Infine, la ricetta per contrastare la fuga di cervelli dall’Italia: «Noi dobbiamoo crescere i centri di attrazione a livello nazionale per indurre più giovani a venire qui, nonostante le esperienze all’estero siano preziose - dichiara il prof - Servono: certezza nel reclutamento, opportunità di questo reclutamento tra le fasce basse. Attenzione alle scadenze con cui vengono banditi i fondi pubblici, perché oggi non si può programmare». —

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