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Giorgio scala il suo Everest e raccoglie fondi per l’Ant

Enrico Ballotti
Giorgio scala il suo Everest e raccoglie fondi per l’Ant

Il ciclista, che ha sconfitto un tumore, in bicicletta per 14 ore senza sosta Dal Lago della Ninfa a Pian Cavallaro per 24 volte con 8.848 metri di dislivello

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Lago della Ninfa-Pian Cavallaro, poi ancora Lago della Ninfa-Pian Cavallaro. Quindi Lago della Ninfa-Pian Cavallaro. Per 24 volte. Sarebbe faticoso anche solo scriverlo per 24 volte, figuriamoci percorrerlo in bicicletta. E sicuramente lo è stato anche per Giorgio Comanducci, appassionato ciclista, che ha pedalato per qualcosa come 14 ore, dalle sei della mattina alle otto della sera. In testa, sotto al caschetto, due obiettivi: uno sportivo e uno, ancora più importante, legato alla beneficenza. Ma andiamo per gradi. Prima di tutto bisogna dire che Giorgio, da Savignano, ha coperto un dislivello di 8.848 metri, pari al monte Everest. La specialità, quella che chiama in causa la cima più alta del mondo, sta prendendo sempre più piede. Everesting si chiama e in tanti, con alterne fortune, si stanno cimentando. Tra questi, come detto, il nostro ciclista che, all’impresa a pedali, ha aggiunto anche un aspetto decisamente sentito

La decisione parte da lontano: «Il mio passato è stato un po’ complicato - dice Giorgio - sette anni fa ho avuto un linfoma. Sono guarito, ma sono stati mesi impegnativi. In quel periodo ho conosciuto tante persone che mi hanno aiutato, in particolare i volontari dell’Ant che operano sul territorio a sostegno dei malati di tumore. Così sono rimasto molto legato a questa associazione che, come tante altre, ora è in difficoltà nella raccolta del denaro necessario per le varie attività. Ovviamente tutto si è complicato dopo l’arrivo del Covid. Penso all’impossibilità di organizzare le cene di autofinanziamento o alle uova di Pasqua solidali che non sono state vendute. Così allo sport ho aggiunto la beneficenza. Personalmente ho donato 20 euro a salita, 20 euro ogni volta che dal Lago della Ninfa ho pedalato verso Pian Cavallaro. Un totale di 450 euro che andranno ad aggiungersi a quanto arrivato da una raccolta fondi avviata grazie all’app GoFund. Devo dire che sono rimasto piacevolmente sorpreso: oltre mille euro raccolti, 1.500 per essere precisi. Donazioni anche anonime, qualcuna arrivata proprio mentre salivo in bicicletta. Sentivo le notifiche sul cellulare pedalata dopo pedalata. La somma totale di 2mila euro è stata donata all’Ant di Savignano che lavora sul territorio con azioni concrete oltre che importantissime per la comunità. La rete Ant, comunque, prevede strette collaborazioni e quindi in caso di necessità il denaro potrà essere utilizzato per progetti di comuni vicini».

Un’iniziativa lodevole, ma non ci siamo scordati dell’aspetto sportivo: «Prima di tutto devo ringraziare la mia squadra, l’Alpacas Cycling Team. Senza di loro sarebbe stata dura prepararsi per l’appuntamento. Non è stato facile sia a livello fisico che mentale. Ad un certo punto ero veramente “cotto”, parlavo da solo addirittura. Mi hanno raggiunto due amici, padre e figlio, che hanno pedalato un po’ con me. Durante la discesa faceva freschino e loro erano giustamente coperti, mentre io scendevo in maniche corte. Mi dicono “Ma Giorgio, non senti che freddo?”, ero così stanco che non sentivo più il caldo e il freddo. Poi passato il momento difficile, quando ho capito che c’erano le possibilità di vedere il traguardo, mi sono tornate le forze. Nel finale lo spunto sembrava addirittura quello dell’inizio. Una bella sensazione che però si è esaurita in fretta. Dopo gli ultimi metri, infatti, la fatica si è fatta sentire tutta in un colpo. Ero talmente stanco che ho sbagliato pure la foto di rito per celebrare l’impresa. Come? Mi sono messo la maglietta dell’Ant e su un foglio ho scritto i metri di dislivello percorsi. Dovevano essere 8.848, ma ho confuso qualche numero... Foto inutilizzabile». Se la ride Giorgio. —





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