«La sanatoria farà crescere la corruzione»
L’insegnante Luigi Monti ha assistito decine di persone straniere per le domande: «Troppe contraddizioni, così non va»
«Temo che la sanatoria aumenterà i fenomeni di corruzione, sfruttamento e caporalato». L’insegnante Luigi Monti non ha dubbi.
La procedura a cui hanno fatto domanda 4.246 stranieri residenti nel Modenese presenta falle. Le criticità non si limitano a chi può presentare richiesta (agricoltori, badanti e colf), come già rimarcato da rappresentanti del sindacato e della giustizia.
«Temo che molti stranieri siano arrivati a pagare fino a 4-5mila euro per contratti fittizi di lavoro che indebiteranno le persone - denuncia Monti - alimentando così l’humus di sfruttamento e caporalato che la stessa sanatoria voleva evitare. Questo perché qualcuno ha pensato che pagare per avere contratti finti fosse l’unica possibilità per regolarizzarsi».
Monti ha iniziato a studiare la sanatoria quando era ancora una bozza. Da insegnante della scuola d’italiano per stranieri Frisoun di Nonantola, ha pensato innanzitutto ai circa 65 richiedenti asilo che vivono ai piedi dell’Abbazia. I numeri finali lo soddisfano fino a un certo punto. Se una ventina è riuscita a presentare domanda per la sanatoria, almeno il doppio non ha potuto farlo. Così il docente prevede che «come al solito qualcuno resterà a galla e qualcun altro sprofonderà nell’illegalità».
Un timore percepito ancor prima della sanatoria stessa. «A 60 su 65 la Commissione territoriale ha risposto negativamente alla domanda di asilo - prosegue Monti - e quindi devono andare in tribunale. Sono persone che vivono da 3-4 anni a Nonantola. Molti lavorano, alcuni anche con contratti a tempo indeterminato. Qualcuno ha preso la patente, qualcuno la sta prendendo. C’è un processo di radicamento sul territorio molto forte, con rapporti personali molto stretti. Se il ricorso al tribunale dovesse andare male, dalla mattina alla sera diventerebbero irregolari».
Monti li ha incontrati con la scuola Frisoun e l’associazione Anni in fuga per tre volte in piazza. Gli incontri sono stati pensati «per aiutarli a riflettere» sul decreto. Sono poi stati organizzati incontri individuali perché «ogni caso era diverso e c’erano difficoltà interpretative». Il docente rivela di aver «parlato con i datori di lavoro» per cercare soluzioni non sempre immediate.
Come il caso di «uno dei ragazzi più integrati che sta lavorando a tempo pieno, che ha chiesto di ridurre le ore settimanali per attivare un secondo lavoro negli ambiti della sanatoria». Oppure chi «pensava di licenziarsi da un posto stabile per fare domanda nel settore dell’agricoltura».
Anche chi lavorava già nei campi è stato spesso costretto a «licenziarsi per avviare un nuovo contratto con tutti i crismi della sanatoria, pagando 500 euro per le varie procedure». Così gli imprenditori agricoli erano scoraggiati sia dalle spese sia dalla burocrazia.
Monti auspica che «la Prefettura acceleri per le tempistiche sul comma 1», vale a dire coloro che hanno fatto domanda attraverso un lavoro da agricoltore, badante o colf. Per il comma 2 della sanatoria, in cui è la Questura a seguire le domande, emerge il problema «della rinuncia alla domanda di asilo». Se in sei mesi chi ha presentato domanda di sanatoria non troverà lavoro in uno dei campi precedenti rischia «di non avere più la possibilità di avere un permesso e nel frattempo di rinunciare al ricorso e di uscire dall’accoglienza. Insomma, è arrivato il momento di sanare le contraddizioni della sanatoria». —
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