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Diavoli della Bassa, un documentario per la televisione ne racconta la storia

F.D.
Diavoli della Bassa, un documentario per la televisione ne racconta la storia

Riprese notturne con le macchine della polizia di Stato Produzione italiana che ha investito un sostanzioso budget

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Un poadcast di successo, il primo di così tale deflagrante portata; un libro che si è aggiudicato anche il prestigioso premio Estense e ora anche un docufilm che potrebbe approdare sui canali nazionali. La vicenda dei diavoli della Bassa, raccontati da Pablo Trincia attraverso Veleno, continua ad attirare interesse e a spingere documentaristi e registi alla ricerca del modo migliore di raccontare una vicenda vera e drammatica, per certi tratti perfetta per una sceneggiatura.

Nell’ultimo periodo chi più si è avvicinato alla storia delle famiglie di Massa e Mirandola è stata la Freemantle, casa di produzione che annovera diversi progetti di altissimo livello, non ultimo quello sulla vita di Francesco Totti, senza scordare “La mia amica geniale”, quello sull’Isis o sul terremoto in Abruzzo. Ebbene, da un po’ di tempo l’attenzione si è concentrata sui Diavoli della Bassa, che porterà ad un lavoro fatto di testimonianze dirette, contributi di professionisti e ricostruzioni dettagliate di quanto accaduto in quei tragici anni con bimbi strappati alle famiglie e genitori colpiti da infamanti accuse di pedofilia, spesso confermate in via definitiva e senza che neppure si potesse arrivare ad una rivisitazione del processo come accaduto nei giorni scorsi a Federico Scotta. Senza scordare il ruolo di don Giorgio Govoni, morto per un infarto mentre veniva considerato il regista di vessazioni, rituali satanici, torture e morti nei cimiteri.

E il documentario, che stando ai ben informati può contare su un budget di produzione di alto livello e quindi in grado di andare in profondità, sta continuando a fare tappa nei luoghi della Bassa. L’altra notte, per esempio, è toccato a San Prospero diventare il centro della produzione, coordinata dalla reggiana Laura Barani. Nelle riprese sono infatti entrate auto con la livrea della polizia di Stato (fu il commissariato di Mirandola ad indagare ai tempi e a raccogliere le testimonianze dei servizi sociali), che si sono mosse tra via Olmo, via Canalazzo e via Chiesa di Staggia, nei pressi del cimitero della frazione tra il tardo pomeriggio e la notte, come autorizzato da un’ordinanza della polizia locale, a firma del responsabile del presidio, Euro Bellei. E l’intero gruppo di lavoro soggiorna da tempo in un hotel sulla Canaletto, a riprova che i lavori - seppur tenuti celati - procedono senza sosta e che la storia dei Diavoli della Bassa si appresta a diventare un prodotto televisivo di successo, come lo sono già state le precedenti esperienze di narrativa d’inchiesta sul tema. —

F.D.

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