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Fusione fra le Doc di Modena e Reggio, nasce il Consorzio Tutela Lambrusco

Stefano Turcato
Fusione fra le Doc di Modena e Reggio, nasce il Consorzio Tutela Lambrusco

Biondi: «Condivideremo le strategie di promozione». Savorini: «Tempi non ancora maturi per incorporare le Igt»

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MODENA. È nato ufficialmente il Consorzio Tutela Lambrusco, che dal 1° gennaio 2021 sarà una realtà pienamente operativa. Nasce dalla fusione delle Doc di Modena e Reggio Emilia, finora rappresentate da Consorzio Tutela del Lambrusco di Modena, Consorzio per la Tutela e la Promozione dei Vini Dop Reggiano e Colli di Scandiano e Canossa e Consorzio di Tutela Vini del Reno Doc.

La decisione è stata deliberata dalle assemblee dei soci dopo il parere favorevole espresso il 26 giugno scorso dai Cda dei tre consorzi: il nuovo Consorzio Tutela Lambrusco rappresenta otto denominazioni, circa 16.600 ettari vitati e condurrà la regia per la promozione del lambrusco nel mondo.

«Il voto favorevole all’unanimità delle assemblee dei soci era l’ultimo passaggio che ci consente di guardare al futuro con speranza e ottimismo: abbiamo un grande lavoro da pianificare per valorizzare l’immagine di uno dei vini più rappresentativi d’Italia - dice Claudio Biondi, presidente del Consorzio di Tutela del Lambrusco di Modena - Il nuovo consorzio, come abbiamo più volte sottolineato, consente ad un distretto che ha numeri importanti, di poter decidere insieme le strategie di comunicazione e condividere progetti di promozione internazionale, pur lasciando l’assoluta indipendenza decisionale delle singole denominazioni».

Le otto denominazioni rappresentate dal nuovo consorzio si trovano tra Modena e Reggio Emilia e sono Lambrusco di Modena Doc, Lambrusco di Sorbara Doc, Lambrusco Grasparossa di Castelvetro Doc, Lambrusco Salamino di S. Croce Doc, Reggiano Doc, Colli di Scandiano e di Canossa Doc, Reno Doc e Bianco di Castelfranco Emilia Igt.

Un totale di circa 16.600 ettari vitati e una produzione che nel 2019 è stata di poco più di 42 milioni di bottiglie di Lambrusco Doc, che salgono a quasi 170 milioni prendendo in considerazione anche quelle certificate Igt.

«Si tratta di numeri importanti per un vino che ha tante anime e interpretazioni a seconda delle molteplici varietà utilizzate e dei differenti territori nei quali ha trovato dimora. I tempi erano ormai da tempo maturi per la creazione di un unico Consorzio che facesse da regia – conclude il presidente Biondi – Il Lambrusco è già conosciuto in tutto il mondo, ma ora può rappresentare meglio e con più coerenza rispetto al passato l’immagine dell’Italia in moltissimi contesti sia nazionali che internazionali».

«Vogliamo andare oltre i singoli campanilismi territoriali che hanno segnato la storia del passato - ha commentato Davide Frascari, presidente del Consorzio per la tutela dei Vini Doc Reggiano e Colli di Scandiano e di Canossa - e ora devono essere messi da parte per lasciar spazio a un’unione d’intenti che consentirà a tutte le denominazioni del Lambrusco di trarne grande beneficio».

Per il presidente del Consorzio vini del Reno Doc, Ivan Bortot, attraverso il nuovo Consorzio «i tanti territori del Lambrusco e i vari anelli della filiera condivideranno molte attività promozionali, che consentiranno di valorizzare le Doc in Italia e nel mondo. È un’operazione che guarda al futuro».

«In una filiera variegata come quella del Lambrusco - dice Giacomo Savorini, direttore unico dei tre consorzi - va colmato il gap fra grandi e piccoli produttori, perché dovranno essere complementari. Sul fronte promozionale si punta a mettere in piedi un programma di marketing di lungo respiro che porti la denominazione tra Americhe ed Europa e vorremmo anche lavorare sul target italiano più giovane, femminile, affinché trovi nel Lambrusco un vino di moda».

Dopo questa fusione non si può ancora parlare di consorzio unico, proprio perchè sono state riunite le Doc ma dall’operazione rimane escluso il settore delle Igt, le Indicazioni geografiche tipiche: assieme all’Igt Emilia si darebbe vita al secondo grande distretto del vino italiano dopo il Prosecco. Per ora sono Modena e Reggio Emilia, da dove arriva oltre il 90% delle quote, le protagoniste di questo passaggio che potrebbe preludere anche a un futuro allargamento degli orizzonti territoriali. Gli altri distretti limitrofi, come quelli delle province di Parma e Mantova, per il momento stanno a guardare.

«I tempi non erano ancora maturi - dice il direttore Savorini - Va tenuto presente che l’Igt Emilia ha mercati diversi, soprattutto all’estero, mentre le Doc lavorano molto bene in ambito nazionale. L’imbottigliamento per le Doc avviene nei nostri territori mentre riguardo l’Igt ci sono anche imbottigliatori spagnoli, per capirci. Certi campanilismi credo che col tempo si possano superare e nei prossimi anni si potrà arrivare al consorzio unico». —


 

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