Fabbrica fondamentale, degrado ormai storico e riqualificazione fallita
Su questi spazi, che per la maggior parte, oltre 40mila dei 43mila metri quadrati, attenderanno ancora per la riqualificazione, si è fondata per decenni una ampia fetta della economia cittadina lungo il ’900. Dopo la chiusura avvenuta negli anni ’80 qui una generazione di modenesi ha trascorso le notti in discoteca, dopodiché per circa vent’anni è calato il sipario e il luogo è divenuto preda di tossici, topi e vegetazione spontanea.
Anni fa, epoca amministrazione Giorgio Pighi, si tentò, con il contributo della associazione Ex Fonderie, di partire con un progetto “partecipato” che vide vincitore proprio Sofia Cattinari insieme all’architetto Angelo Silingardi e a Modostudio di Roma. Eravamo nel 2009 e l’intervento immaginato andava oltre la palazzina oggetto oggi dei lavori (questa è l’unica parte che presenta un vincolo) poiché coinvolgeva tutti i capannoni che dovevano divenire sede di quello che anche allora si chiamava “Dast (Design, Arte, Scienza e Tecnologia). Si immaginavano all’epoca l’aumento dei volumi a diversa altezza, ricoperti da una sorta di pelle traforata in lega di rame e alluminio, dall’effetto dorato inalterabile nel tempo. Di tutto ciò al momento non si parla più mentre i futuri stralci del progetto odierno prevedono dopo la nascita del Dast rivisto la creazione, a est del comparto, di fabbricati residenziali legati però alle attività qui previste. No invece ad attività produttive e residenziali non coerenti con le attuali linee guida del progetto. La fabbrica che nacque nel 1938 per volere della famiglia Orsi sembra dunque avere un destino dopo il terribile episodio del 1950, la successiva gestione Cremonini e di nuovo Orsi prima della esperienza cooperativa che chiuse la fabbrica nel 1982. —
S.L.
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