«Diocesi unite? Più responsabilità ai laici e alle donne»
Il teologo Salvarani: «Si va verso la nomina di diacone» Anna Molinari: «Qui serve un vescovo tutto nostro»
«Una chiesa che non sogna non è una chiesa: è solo apparato. Non può recare lieti annunci chi non viene dal futuro». Fa sua questa frase di don Tonino Bello, vescovo di Molfetta e presidente di Pax Christi il teologo Brunetto Salvarani, nel commentare l’annunciata unificazione delle Diocesi di Modena e di Carpi.
«Innanzitutto credo che questa sia un’occasione preziosa per riflettere sul senso di essere chiesa locale - argomenta Salvarani - Occorre uscire dalla logica del tifo e del campanile, due sentimenti nobili ma che oscurano la vera portata di dimensione storica del tema. Io propongo di avere uno sguardo più ampio. Il Papa è il primo a dire che siamo di fronte a un cambio d’epoca. Viene definita esculturazione del cristianesimo per definire la fine di un mondo. Il Papa stesso ha parlato di “fine della cristianità”. Si assiste, inoltre ,alla “deterritorializzazione” delle religioni. Vale a dire, finora il modello prevalente è stato quello del Concilio di Trento, con parrocchia come collegamento diretto fra porzione territoriale e i ministeri. Il Papa stesso sente il mondo come cortile di casa e non soltanto piazza San Pietro».
Gli effetti di questo pensiero inducono a «chiedersi se esiste una chiesa locale? La risposta è sì e per certi versi è importante». Al tempo stesso, tuttavia, Salvarani afferma che «ci sia una logica nell’accorpamento fra Modena e Carpi, ma l’importante è che non sia una logica puramente economicistica, di risorse, ma legata all’annuncio del Vangelo. In quest’anno, nonostante il Covid, gli sforzi di don Erio e don Gildo (amministratore parrocchiale e vicario generale, ndr) sono stati immensi».
Fra i detrattori dell’unificazione c’è chi parla di perdita di capillarità della chiesa come conseguenza dell’annunciata, imminente, unificazione fra le Diocesi di Modena e di Carpi.
«Un campanile, un parroco: questo modello non si può più praticare, non esistono i numeri - rimarca il teologo - Don Erio sta accorpando anche a Modena le parrocchie, possiamo andare avanti ancora a lungo a depredare i presbiteri dell’Africa? Il futuro della chiesa è rimettere in discussione il modello. Dare più responsabilità ai laici e alle donne, che sono la maggioranza. Sembra evidente che bisogni andare nella direzione di nominare delle diacone. Quindi, sognare una chiesa nuova, non per dire: abbiamo sbagliato tutto, ma perché siamo di fronte a un cambio d’epoca».
A esprimere un’opinione tra i fedeli cattolici in città sulla notizia dell’unificazione delle due Diocesi dopo le dimissioni, lo scorso anno del vescovo Francesco Cavina, c’è anche la stilista e fondatrice di Blumarine, Anna Molinari.
«L’ultimo vero Papa è stato Ratzinger - afferma la stilista - Papa Francesco ha un parere troppo netto su tante materie. Non si può esprimere liberamente un’opinione che subito si viene additati come ribelli. È troppo integralista, non ho una grande stima. Abbiamo una Diocesi tra le migliori d’Italia, grazie al lavoro di Cavina. Andrà in distruzione anche quella. Siamo una città di oltre 70mila abitanti profondamente cattolica con un desiderio di avere un vescovo che li guidi. Io sono contraria all’accorpamento che sta facendo il Papa: non concede nulla, come invece fanno in altre religioni, per vivere più serenamente le vocazioni e perché queste aumentino». —
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