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"Donne a pedali", la testimonianza di studentesse e lavoratrici: «Bici mezzo di indipendenza»

"Donne a pedali", la testimonianza di studentesse e lavoratrici: «Bici mezzo di indipendenza»

L'iniziativa, promossa dal Comune di Carpi, ha creato non poche polemiche, eppure le adesioni non sono mancate. Le partecipanti? Hanno tra i sessanta e i quattordici anni e spesso sono straniere, sono badanti e studentesse, lavoratrici e pensionate. Ecco cosa ci hanno raccontato 

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Un corso finito subito sotto accusa. L'iniziativa del Comune di Carpi "Donne in bici", finalizzata a insegnare alle donne (in maggioranza straniere e anziani) i rudimenti della bicicletta è stato accusato dalla Lega di "ribadire le differenze di genere". Eppure le adesioni non sono mancate e, per molte, la bicicletta sembra trasformarsi in un vero e proprio mezzo di integrazione e parità. Ecco le loro esperienze.

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La badante: la bicicletta come mezzo di indipendenza 

«Ho comprato la bicicletta e nei mesi scorsi ho provato ripetutamente a salirci e a imparare. Ma non ci sono mai riuscita. Ora conto, finalmente, di imparare. L'unione fa la forza, dicono. Spero che la regola valga anche in questo caso».Tra le quattordici iscritte al corso "Donne a pedali" di Carpi c'è anche Caterina Cibotarn, moldava, 61 anni, arrivata in Italia per svolgere la professione di badante. Per Caterina la bicicletta è fondamentale nel tempo libero. «Quando abbiamo le due ore settimanali a nostra disposizione, voglio essere indipendente. Voglio essere libera di andare dove voglio senza dover pesare per forza su qualcuno - prosegue Caterina - Per me rappresenta questo: l'indipendenza, il poter contare su me stessa per raggiungere il parco».

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Le badanti di Carpi, infatti, sono solite ritrovarsi durante il loro giorno libero in quello che loro hanno ribattezzato "parco cavallo", ossia il parco delle Rimembranze, dominato dalla statua a Manfredo Fanti che, appunto, è a cavallo. «Ma può servire anche per andare a fare la spesa, o come mezzo per emanciparsi, in generale. Sono sicura che quando avrò finalmente imparato ad andarci, scoprirò delle destinazioni di cui adesso non conosco nemmeno l'esistenza». Dal corso "Donne a pedali" Caterina si aspetta di imparare la tecnica e, al tempo stesso, di superare gli ostacoli fisici che fino ad oggi sono stati un ostacolo. «Ho problemi alla mano destra - dice la 61enne - Sono caduta due volte da quando ho comprato una bicicletta tutta mia. Contavo di imparare ad andarci, la scorsa estate, ma non è andata molto bene. La sella è troppo alta e io ho paura di finire a terra altre volte. Non so come potrà finire se affronto da sola questi timori, mentre insieme agli istruttori, quando proveremo al Foro Boario, sono sicura che farò dei progressi che mi permetteranno di essere autonoma».

La studentessa: "Voglio imparare per andarci a scuola" 

 L'ha accompagnata la mamma, alla prima lezione teorica, per sostenerla in quella che lei definisce una conquista con cui potrà essere più indipendente, potrà uscire più spesso insieme alle amiche, senza dover sempre chiamare i genitori per compiere tragitti di pochi chilometri. Lei è Alessia Iorio, ha 14 anni e ascolta attentamente gli appunti della lezione teorica illustrata dall'agente della Polizia Locale Manuela Bellelli. Nozioni preziose perché tante, fra ragazze e donne che si sono iscritte al corso, non hanno la patente. Quindi diventa fondamentale illustrare loro il significato dei segnali stradali orizzontali, ma anche di quelli verticali, della collocazione ideale per pedoni e ciclisti per risultare ben visibili dagli automobilisti in transito al buio o durante il giorno. «Tanti segnali che mi sforzerò di memorizzare - confida Alessia che, naturalmente, non può avere la patente B perché non ha raggiunto i 18 anni - Il mio desiderio è quello di superare le barriere e salire, finalmente, in sella. Sono consapevole che ce la farò. Devo imparare adesso, che ho 14 anni, perché non ho mai appreso i segreti dei pedali quando ero piccola, ma non è una sfida impossibile. Infatti, un po' perché non ho mai voluto veramente, un po' perché sono stata abituata a non usare la bicicletta, non ho mai imparato. Ma ora sono determinata a vincere questa sfida anche grazie all'aiuto di mia mamma e degli istruttori che da subito, dalla prima lezione svolta alla Casa del Volontariato di via Peruzzi, sono stati molto comprensivi».

«Perché voglio imparare ad andare in bici? Perché voglio uscire con le amiche e sentirmi indipendente, fare le passeggiate - aggiunge la giovane - Io sono convinta di poterla utilizzare anche per andare a scuola. Io frequento le medie Focherini e vedo tanti mai compagni parcheggiare la loro bicicletta all'esterno: perché non lo posso fare anch'io? Credo che anche per chi è giovane come me sia possibile riuscirci e tante altre ragazze dovrebbero essere fiere di salire sui pedali». 

La lavoratrice: "La conquista di spostarsi in maniera autonoma"

Il suo sogno è poter scrivere sul curriculum che si può spostare in modo autonomo perché ha finalmente imparato ad andare in bicicletta. Al corso l'ha accompagnata il papà che condivide la stessa piccola grande ambizione per la sua piccola che ormai ha compiuto 18 anni e si appresta a compiere un passo in più nel regno dell'indipendenza. E il padre l'ha appoggiata nell'inseguire e percorrere la strada verso questo traguardo, accompagnandola il primo giorno, alla sede della prima lezione teorica in via Peruzzi. Kiran Mazhar ha 18 anni, vive a Carpi, ed è una delle ragazze pakistane iscritte al corso "Donne a pedali".

Kiran si dà già da fare e, in attesa di coronare il suo desiderio di trovare lavoro in un'azienda, ha già trovato un impiego in un ristorante, grazie al quale dà una mano in famiglia. «Ho spedito diversi curriculum anche alle aziende del territorio - racconta la 18enne - Non appena imparerò ad andare in bicicletta ho intenzione di segnalarlo fra le mie potenzialità. Per spostarmi questo corso può essere molto utile, infatti. E non vedo l'ora di trovare un impiego in un'azienda di Carpi, città dove vivo e che amo, che mi consenta di essere raggiunto in bicicletta».Kiran non è spaventata dalla prima lezione pratica, che si svolgerà domani al Foro Boario con l'utilizzo di biciclette particolari e con il sostegno degli istruttori. «Non mi fa paura salire in sella, il più è la tecnica: quella la devo proprio imparare - aggiunge la 18enne - Mi sono confrontata con altre ragazze che frequentano il corso di cui ho appreso l'esistenza tramite la promozione fatta dall'associazione "Ero straniero". Anche loro non hanno mai imparato quand'erano piccole. E si trovano nelle mie stesse condizioni, insieme ci faremo coraggio e potremo apprendere le basi da coltivare, poi, una volta concluso il corso. Siamo entusiasti di poter cominciare e non vedo l'ora di poter pedalare liberamente, verso il mio futuro»

L'ex presidente Anpi: "Quando una ragazza in sella spaventava i modenesi"

La bicicletta è stata fondamentale per la lotta di Liberazione: senza, le staffette non avrebbero potuto consegnare armi e ordini. E lo è stata anche per me, quando ho imparato a usarla, ero poco più che una bambina. Andavo a scuola, da Soliera a Modena e poi al lavoro». Quanto sia stata importante la bicicletta nella storia lo racconta molto bene Aude Pacchioni, 94 anni, già presidente per anni dell'Anpi e testimone diretta dell'emancipazione garantita dalle due ruote alla popolazione femminile. «La bicicletta è stato uno degli elementi fondamentali della crescita sotto diversi aspetti - dice Aude - Una volta, non si poteva nemmeno immaginare che le donne potessero usare una bicicletta. Anzi, una parte della popolazione era addirittura spaventata dal fatto che una ragazza potesse salirci sopra. Averne una in una famiglia contadina o di operai è stata una conquista enorme. Nei periodi dei partigiani, poi, per gli spostamenti si è rivelata fondamentale. Durante la lotta di Liberazione, nel 1943/44, è stata uno strumento indispensabile, per portare ordini o le armi che ci si ingegnava a coprire con cipolle, patate e qualche erbaccia per mimetizzarle sui velocipedi».

Aude ha iniziato a usare la bicicletta a 12 anni. «Ho avuto la fortuna di nascere in una famiglia di coltivatori diretti, dove ci si poteva permettere di possedere una bicicletta in più - aggiunge l'ex presidente dell'Anpi - Alle scuole medie andavo da Soliera, dove vivevo in campagna, fino a Modena per studiare. L'inverno era la stagione più dura, per non parlare di quando c'era la nebbia. Una nebbia che si tagliava col coltello, mica come quella di adesso. Mi piace raccontare un aneddoto: vicino a scuola c'era un deposito di biciclette. Io lasciavo, d'accordo con la custode, una gonna o due, così, quando arrivavo, bagnata fradicia per le intemperie in cui mi imbattevo durante il viaggio, avevo la possibilità di cambiarmi». Aude partiva da casa con altri ragazzi. «Usavo la bici anche per lavoro, quand'ero impiegata da Rizzi, a Modena: ricordo ancora quando la mia bici rimase schiacciata dal primo bombardamento sotto la tettoia: tornai a Soliera a piedi...»

 

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