«Il prezzo del grano? La flessione dipende dall’economia globale»
«Attenzione ai falsi miti: la flessione del prezzo del grano duro - avverte il presidente di Confagricoltura Emilia Romagna, Marcello Bonvicini - non dipende dal Ceta, il contratto di libero scambio tra Ue e Canada, ma da dinamiche dell’economia globale, in particolare la maxi offerta proveniente da Paesi produttori top e il cambio euro/dollaro sfavorevole per la nostra produzione nazionale». Un tema importante anche nel Modenese, dove le attività legate al grano duro sono significative.
«Assistiamo ogni giorno a proclami di vittoria - continua Bonvicini - quando nulla è stato fatto finora, con l’incognita della instabilità dei mercati a evidenziare le varie dicotomie. La filiera del grano “made in Italy” va costruita realmente, con una visione comune, all’interno di una organizzazione interprofessionale capace di unire attorno a un tavolo tutte le sue componenti (produttori, stoccatori, commercianti, con gli industriali del settore molitorio, pastario e mangimistico), per dare un futuro alle nostre produzioni altrimenti questa filiera ideale rimarrà sempre un concetto astratto».
Sull’attuale campagna vendita del duro, cominciata con la prima quotazione alla Borsa Merci di Bologna in luglio, interviene il presidente dei cerealicoltori di Confagricoltura Emilia Romagna, Lorenzo Furini: «Da luglio a oggi - dice - il prezzo è sceso da 303-308 a 280-285 euro a tonnellata. L’attività molitoria procede nella norma, mantenendo una posizione attendista senza l’esigenza di richiedere ulteriori quantitativi di prodotto perché i magazzini sono pieni. E la domanda di prodotti alimentari provenienti da filiere nazionali è in costante crescita». —
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