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l’ex presidente anpi aude pacchioni 

«Quando una ragazza in sella spaventava i modenesi...»

S.A.
«Quando una ragazza in sella spaventava i modenesi...»

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la testimonianza

«La bicicletta è stata fondamentale per la lotta di Liberazione: senza, le staffette non avrebbero potuto consegnare armi e ordini. E lo è stata anche per me, quando ho imparato a usarla, ero poco più che una bambina. Andavo a scuola, da Soliera a Modena e poi al lavoro».

Quanto sia stata importante la bicicletta nella storia lo racconta molto bene Aude Pacchioni, 94 anni, già presidente per anni dell’Anpi e testimone diretta dell’emancipazione garantita dalle due ruote alla popolazione femminile.

«La bicicletta è stato uno degli elementi fondamentali della crescita sotto diversi aspetti - dice Aude - Una volta, non si poteva nemmeno immaginare che le donne potessero usare una bicicletta. Anzi, una parte della popolazione era addirittura spaventata dal fatto che una ragazza potesse salirci sopra. Averne una in una famiglia contadina o di operai è stata una conquista enorme. Nei periodi dei partigiani, poi, per gli spostamenti si è rivelata fondamentale. Durante la lotta di Liberazione, nel 1943/44, è stata uno strumento indispensabile, per portare ordini o le armi che ci si ingegnava a coprire con cipolle, patate e qualche erbaccia per mimetizzarle sui velocipedi». Aude ha iniziato a usare la bicicletta a 12 anni. «Ho avuto la fortuna di nascere in una famiglia di coltivatori diretti, dove ci si poteva permettere di possedere una bicicletta in più - aggiunge l’ex presidente dell’Anpi - Alle scuole medie andavo da Soliera, dove vivevo in campagna, fino a Modena per studiare. L’inverno era la stagione più dura, per non parlare di quando c’era la nebbia. Una nebbia che si tagliava col coltello, mica come quella di adesso. Mi piace raccontare un aneddoto: vicino a scuola c’era un deposito di biciclette. Io lasciavo, d’accordo con la custode, una gonna o due, così, quando arrivavo, bagnata fradicia per le intemperie in cui mi imbattevo durante il viaggio, avevo la possibilità di cambiarmi».

Aude partiva da casa con altri ragazzi. «Usavo la bici anche per lavoro, quand’ero impiegata da Rizzi, a Modena: ricordo ancora quando la mia bici rimase schiacciata dal primo bombardamento sotto la tettoia: tornai a Soliera a piedi...». —

S.A.

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