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carpi. la storica azienda di macchine agricole 

Goldoni, il Tribunale dice sì al concordato «Ma il rischio di fallimento c’è ancora»

Serena Arbizzi
Goldoni, il Tribunale dice sì al concordato «Ma il rischio di fallimento c’è ancora»

L’assessore Colla: «La proprietà non risponde a cinque punti. Servono la liberatoria sul marchio e 50 milioni di crediti»

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Il Tribunale di Modena ha approvato il piano di concordato depositato dalla Goldoni, la storica azienda di macchine agricole di Carpi, che conta 220 addetti ed è in presidio dal 1° settembre. La proposta è stata ritenuta «idonea a garantire la ristrutturazione e la soddisfazione dei crediti - informa l’azienda - Contestualmente all’omologa del piano, il Tribunale ha delegato il dottor Pasquale Liccardo alla procedura di concordato e il dottor Paolo Rinaldi quale commissario giudiziale».

Un passo in più che però fa rimanere ancora con il fiato sospeso, soprattutto perché la proprietà cinese non fornisce risposte chiare circa cinque richieste del Tribunale, sintetizzabili così: il marchio va liberato, così come i 50 milioni di crediti delgruppo Lovol. Prima dell’udienza di giovedì scorso in Camera di Consiglio con i giudici Liccardo, Vaccaro e Bianconi, erano state presentate altre richieste su azioni risarcitorie e recuperatorie, valutazione del magazzini, una proposta di piano di riferimento contabile. Dall’azienda non sono però arrivate risposte.

Ieri mattina l’assessore regionale alle attività produttive Vincenzo Colla, rispondendo sulla vertenza ai consiglieri regionali della Lega Maura Catellani, il capogruppo Matteo Rancan e i rappresentanti del Carroccio Gabriele Delmonte, Stefano Bargi e Simone Pelloni, ha confermato le difficoltà di una vertenza che, a causa di inattesi cambi di strategia da parte della multinazionale cinese, stanno anche mettendo alla prova i rapporti tra Italia e Cina. La speranza è che si possa presto concretizzare la possibilità di acquisto della Goldoni da parte di un’azienda del settore che opera sul territorio, ma per realizzare questo è fondamentale che l’attuale proprietà fornisca le garanzie necessarie.

«La società è stata ammessa al concordato, ma questo non significa che sia tutto a posto - ha sottolineato ieri l’assessore Colla - Tribunale e commissario stanno tenendo in equilibrio tutti i punti di vista, tra cui quello sociale e dei creditori, di questa delicata vertenza. Anche tramite il sottosegretario Todde abbiamo chiesto che venga liberato il marchio e che arrivi una liberatoria ai crediti del gruppo Lovol. Risulta, inoltre, che l’ammissione del concordato sia vincolata ai cinque punti chiesti dal Tribunale. E non è ancora scontato che possa essere scongiurato il fallimento».

L’assessore Colla anticipa che presto dovrebbe essere convocato un nuovo tavolo insieme al sottosegretario al Mise Alessandra Todde e le parti. «Sappiamo che c’è la novità del Fondo di salvaguardia, strumento per far fronte alla crisi dei marchi storici - aggiunge - È un fatto molto importante perché significa avere un pacchetto a disposizione, anche su base europea, a cui si possono aggiungere disponibilità della Regione. Questo ci permetterebbe di lavorare su soluzioni che diano risposte all’indotto». Il nuovo Fondo di salvaguardia per l’ingresso dello Stato nelle imprese in crisi è previsto dall’articolo 43 del Decreto Rilancio. E anche la Lega accenna a questa come possibile soluzione. «Temiamo la perdita di un importantissimo know how nazionale depauperando il territorio di un’eccellenza riconosciuta a livello mondiale - rimarca la consigliera regionale del Carroccio Maura Catellani - La Lega conferma la sua disponibilità per realizzare un impegno corale per i lavoratori in presidio e trovare una soluzione alla vertenza che salvaguardi l’occupazione. Anche verificando se possa essere applicato il nuovo Fondo di salvaguardia per l’ingresso dello Stato nelle imprese in crisi previsto dall’articolo 43 del Decreto Rilancio». —



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