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il test al “baggi”  

I ragazzi non sanno le canzoni di Pierangelo Bertoli

Daniele Dei
I ragazzi non sanno le canzoni di Pierangelo Bertoli

I giovani di fronte a “Eppure soffia” non conoscono l’autore «Sappiamo chi era ma non ascoltiamo i suoi testi»

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Diciotto anni: tanto è passato da quando Pierangelo Bertoli ci ha lasciati. Era il 7 ottobre 2002: il cantautore sassolese si spense al Policlinico dopo aver tenuto i suoi ultimi concerti pochi mesi prima. Diciotto anni è anche il momento importante in cui un giovane raggiunge la maggiore età: ci sono dunque dei ragazzi che a Sassuolo in quell’anno potrebbero avere idealmente raccolto il testimone lasciato dal grande artista. Ma lo hanno fatto veramente?

Per capire quanto oggi è rimasto di Pierangelo Bertoli nella cultura dei giovani sassolesi abbiamo organizzato un test coinvolgendo gli studenti dell’istituto tecnico Baggi, con la collaborazione del dirigente scolastico Maria Cristina Grazioli e il suo vice Carlo Cigliana. Abbiamo selezionato alcuni studenti, in maniera casuale, per capire quale conoscenza avessero della figura, delle canzoni e dei testi di Pierangelo Bertoli. Abbiamo fatto ascoltare loro uno dei capolavori del cantautore sassolese, “Eppure soffia”, la cui visione ecologista del mondo ben si sposta anche con il cosiddetto effetto Greta che ha trainato i movimenti studenteschi degli ultimi anni. Il risultato, in generale, è che se i neomaggiorenni di oggi magari hanno sentito parlare di Pierangelo Bertoli, in pochissimi si sono avventurati nelle sue composizioni e se lo hanno fatto è frutto di un impegno diretto da parte dei loro genitori. Marco Benedetti è un ragazzo di quarta: «Ascolto per lo più rap», ci dice. Gli facciamo ascoltare una parte di “Eppure soffia”.

«Penso di averlo risentito, ma non mi ricordo il nome», è la sua reazione. Gli diciamo che è una canzone di Pierangelo Bertoli e che il 7 ottobre ricorre il 18esimo dalla morte. «Sì, lo conosco, so che era un cantante di Sassuolo, del quartiere della Rocca, aveva fatto l’inno della Sassolese. So che il figlio anche lui canta e ha fatto una canzone durante il lockdown. Mancano però figure importanti come lui».

Stesso esperimento, con due studentesse. «Ascolto musica attuale - risponde Giada Palladini - no, questa canzone non la conosco. Pierangelo Bertoli? Ah ok, cantautore, morto 18 anni fa. Sinceramente però non conosco il suo genere di musica». «Anche io non mi sono mai soffermata sulle sue canzoni, non è della nostra epoca. So che è stato importante, ma non lo ascolto», le fa eco l’amica Corinne Shelkame. Però entrambe promettono: «In macchina proviamo a mettere alcune delle sue canzoni».

Va meglio con Gianluca Anceschi: «Bertoli me lo ha fatto ascoltare mio padre, era un appassionato - risponde - mi piace molto “A muso duro”. Mio nonno lo conosceva, uscivano anche insieme. Bertoli quando lo ascolto lo percepisco come un amico al mio fianco».

Per Filippo Zottola, studente del “Baggi” su una sedia a rotelle, Pierangelo Bertoli rappresenta invece una speranza: «È morto prima che nascessi ma me ne hanno parlato i miei genitori - conclude - ho saputo che era un cantautore con disabilità che aveva partecipato a Sanremo. Nonostante la sua condizione non si era buttato giù, ha superato la paura di farsi vedere in pubblico. La sua canzone “A muso duro” esprime in pieno la sua voglia di vivere». Così anche Filippo vuole essere «un guerriero senza patria e senza spada, con un piede nel passato e lo sguardo dritto e aperto nel futuro». —

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