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«Avere un antropologo sarà fondamentale per le grandi aziende che lavorano all’estero»

Stefano Luppi
«Avere un antropologo sarà fondamentale per le grandi aziende che lavorano all’estero»

Ieri un convegno di Unimore ha analizzato il ruolo della mediazione L’esperto Claudio Cernesi e i biglietti da visita dei giapponesi 

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Stefano Luppi

«Pensi a un dirigente di una ceramica di Sassuolo - spiega l’antropologo Claudio Cernesi - che incontra un imprenditore giapponese con cui deve chiudere una commessa per una partita di piastrelle. Quest’ultimo offre il proprio biglietto da visita, l’imprenditore sassolese lo prende, ringrazia e lo mette nel taschino della giacca. Il giorno seguente scopre che il possibile cliente si è tirato indietro. È accaduto davvero, perché i due popoli, italiano e giapponese, hanno usanze diverse riguardo al biglietto da visita: l’imprenditore nostrano non sa che in Giappone occorre afflato e molta gratitudine quando si riceve un biglietto. Ecco perché anche nelle aziende può essere utile avere un antropologo o almeno un mediatore culturale».

Cernesi, esponente del Laboratorio interculturale “Teranga” di Reggio, ieri ha animato il convegno di Unimore “Il ruolo dell’antropologo culturale nelle aziende, nei progetti umanitari e nella cooperazione internazionale”. L’esperto ha spiegato una prassi, ancora poco diffusa in ambito delle pmi, che però potrebbe fornire un notevole aiuto soprattutto per gli imprenditori che lavorano con il mercato estero. «Capirsi e comprendere le tradizioni e le diverse abitudini culturali - prosegue Cernesi - è sempre importantissimo. Noi del Teranga lavoriamo soprattutto con le agenzie, gli enti pubblici, l’ambito della cooperazione. Ma le grandi aziende si stanno attrezzando e così spero le scuole. Pensiamo a un altro caso possibilissimo anche da noi, in un asilo. Tutte le famiglie senegalesi di Modena sono matrilineari mentre quelle italiane sono bilineari. Significa che in quelle africane solo i parenti della madre sono considerati parenti, non quelli del padre. Rispetto a un bimbo le sorelle della madre sono chiamate mamme e i fratelli della madre sono chiamati babbo. Da noi sono gli zii. Questo significa che una maestra dovrebbe sapere che quando chiede di parlare con il marito si può benissimo presentare il fratello della mamma biologica del piccolo».

Tutto ciò è fondamentale per la convivenza e anche, per restare in ambito economico, per sviluppare affari senza fraintendimenti. «Un ex studente di Unimore - prosegue l’esperto - attualmente è in Ghana dove sta per essere assunto da una ditta italiana che ha una succursale in Africa. Lo assumono esattamente per controllare questo genere di problemi che si sviluppano tra i popoli. Sempre più questi ragionamenti si sviluppano nelle aziende più ampie e attive con l’estero. Poi certamente, anche se ancora non siamo molti, lavoriamo soprattutto nel privato sociale, in Ausl, Comuni, scuole».

Il convegno che si è svolto presso il Dipartimento di studi linguistici e culturali di Sant’Eufemia, organizzato da Unimore con l’Associazione nazionale professionale italiana di antropologia - ANPIA, ha toccato vari temi. «Per la laurea magistrale in antropologia e storia del mondo contemporaneo – conclude Stefano Boni, presidente del corso - questa iniziativa rafforza l’orientamento professionale». —

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