Le partite in sessanta, il rigore parato in radio e le estati a Bomporto I Sentimenti nel mito
Una famiglia unica nel mondo del calcio: cinque fratelli da serie A Domani la cerimonia con l’intitolazione del campo sportivo
il racconto
Enrico Ballotti
Immaginate una sessantina di ragazzi, più o meno giovani, che si sfidano in un’infinita partita di calcio. Un trenta contro trenta tra botte da orbi e qualche bella giocata. Studenti, giovani lavoratori, futuri professionisti del pallone e campioni di serie A. Altri tempi: quando ancora si giocava nei prati per pomeriggi interi e quando i calciatori erano “icone” più che vip. I tempi dei fratelli Sentimenti, cinque ragazzi partiti da Bomporto e capaci di conquistare la serie A. Sfidandosi, con i piccoli del paese, nei campi vicino a casa e negli stadi di tutta Italia. Ennio, Arnaldo, Vittorio, Lucidio e Primo che da domani avranno un impianto sportivo, quello di Bomporto, a loro dedicato. Cinque fratelli diventati grandi nel calcio tanto che, per distinguerli, è stato necessario aggiungere al cognome un numero. Sentimenti I, II, III e via così.
IL FARMACISTA E IL RIGORE
In diversi modi potrebbe essere iniziata la leggenda dei Sentimenti, ma tra tante c’è un’ipotesi suggestiva. A raccontarla è Lorenzo Sentimenti, figlio di Primo. «Zio Arnaldo era partito da Bomporto per giocare nel Napoli. Lo avevano visto mentre parava nel Crevalcore. Il nonno, Arturo, non era d’accordo. Napoli, a quei tempi, sembrava dall’altra parte del mondo. E a casa, in campagna, c’era da lavorare. Arriva così il giorno di un Napoli-Sampdoria e di un rigore concesso ai liguri. Il farmacista di Bomporto, l’unico ad avere la radio, corre a casa del nonno e lo chiama per ascoltare insieme la cronaca di quel rigore che Arnaldo, Sentimenti II, para. Il nonno, emozionato, si convince. Quella è la strada del figlio. La notizia della parata arriva anche a Modena. I dirigenti della squadra di calcio a quel punto si domandano: «Avevamo in casa un portiere così forte e non ce ne siamo accorti, come è possibile?». I gialloblù si informano, chiedono notizie di questo Arnaldo e scoprono che anche i fratelli sanno giocare, e bene, al pallone. Mio padre Primo, Lucidio e Vittorio vengono così acquistati dal Modena. Inizia da qui la storia dei Sentimenti».
la bicicletta di Nencini
«Ad un certo punto a Bomporto tifavamo tutti per la Juve dove giocavano Vittorio e Lucidio». Racconta Franco Malagoli, bomportese doc di 83 anni. «Per me Primo, Sentimenti V, era come un “fratellone”, anche se non amavo il calcio quanto la bicicletta. Ma ai tempi di soldi per comprarne una da corsa non ce n’erano. Così Primo, grazie ad un compagno di squadra della Lazio, mi regalò una Legnano appartenuta a Gastone Nencini, “Il Leone del Mugello” capace di vincere un Giro e un Tour. Un “pezzo” unico che conservo nonostante ormai qui non si pedali più da tempo».
Il battesimo di cochi
È lo stesso Malagoli che racconta delle partite trenta contro trenta nei campi di Bomporto: «C’erano spesso Sentimenti III, IV e V. Il IV, per tutti Chochi, veniva da campione della Nazionale e della Juventus. Giocavano con noi ragazzini. Pensate che partite quando ci raggiungevano anche i cugini dei Sentimenti. Penso a Lino, calciatore con il Modena, e al mitico Renato Braglia che dei canarini è ancora oggi una leggenda. Tra noi piccoli, invece, c’erano ragazzetti che sarebbero diventati calciatori. Ugo Tomeazzi, poi a Modena, Torino e Mantova, Giusto Lodi che sarà bandiera del Cosenza o Franco Panza in A con il Lecco. Senza dimenticare, ovviamente, Pietro Battara. Nato a Torino, ma bomportese a tutti gli effetti, che alcuni anni dopo sarebbe stato pilastro della Sampdoria. Paragonato a Zoff e Albertosi. Voglio raccontare un aneddoto: ogni tanto i più grandi, i Sentimenti compresi, volevano giocare solo tra di loro. Per questo noi giovani “attrezzavamo” un campetto alla spalle di quello principale. Un giorno Cochi, Sentimenti IV, che per diletto giocava esclusivamente fuori dai pali calciò così forte che la palla, una volta entrata in porta, andò a colpire Battara che parava nel campetto dei più piccoli. Un colpo fortissimo, ricordo Pietro a terra. Una “benedizione”. Spesso glielo ripetiamo: “Sei stato battezzato da Cochi Sentimenti, per questo sei diventato un grande portiere di serie A”(ride, ndr)».
la battuta di Renato Rascel
«Zio Ennio, Sentimenti I, purtroppo non è mai troppo ricordato. Della sua carriera si sa poco o nulla. Il papà e gli zii, comunque, mi raccontavano di un giocatore fortissimo, ma stoppato da un periodo storico difficile». Spiega ancora Lorenzo Sentimenti che chiude il suo racconto con una curiosità, un siparietto utile per capire fino in fondo quanto la famiglia Sentimenti da Bomporto sia entrata non solo nella storia del calcio, ma anche in quella del Paese. «Protagonista è Renato Rascel, simbolo della comicità italiana. Durante uno spettacolo di cabaret nella capitale, la spalla comica gli propone una battuta del tipo: “Vengo con i più buoni sentimenti”. Rascel improvvisa e risponde: «Neanche fossi “a-Lazio”... Papà e gli zii, infatti, giocavano insieme nella Lazio e da qui nasce la battuta. Un omaggio che certifica quanto unica sia questa avvincente storia di calcio e famiglia». —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
