«Parco Ducale, noi non siamo per un’operazione nostalgia»
Il gruppo sottolinea l’importanza della mappa del 1858 che ricostruisce la fisionomia voluta dal tedesco Huller Ma non per riproporla così oggi
PAVULLO
«Il workshop sul Parco Ducale si è concluso con un approfondito lavoro progettuale da parte dell’Università di Firenze, come preannunciato dall’amministrazione comunale il 22 settembre? Allora venga messo quanto prima a disposizione di tutti». È quanto chiede il Comitato Parco, dicendo la sua in una nota a conclusione dell’iniziativa.
Il gruppo esprime apprezzamento «per i qualificati studiosi che hanno ben inquadrato la generale problematica progettuale dei parchi storici, in particolare per Gian Luca Simonini, indiscussa autorità in materia di Parco Ducale, che tuttavia non ha potuto terminare l’intervento causa il rigido protocollo sui tempi». Dal presidente del Comitato Giuseppe Lipparini, il chiarimento «di due equivoci di fondo che hanno offuscato non poco i rapporti con l’amministrazione comunale». «Il primo - spiega - è il giudizio sulla tesi di laurea presentata nel 2018 dalla stessa amministrazione come masterplan per la riqualificazione del parco e ritenuta invece dal Comitato inadeguata per questo. Nel seminario è stato precisato dall’Università come quel lavoro sia stato sì utile ai fini del rilievo (seppur limitato all’ambito centrale del parco) ma solo propedeutico all’elaborazione del masterplan. Il secondo equivoco è relativo a una nostra presunta concezione del restauro legata alla riproposizione nostalgica dell’assetto desunto dalla mappa del 1858. Non è così: abbiamo sempre proposto un’idea di recupero che tenesse conto sia della documentazione sul parco, sia delle modifiche irreversibili intervenute. E così del mutato contesto socio-economico, ma ancorato alla natura profonda del parco quale solo la mappa può restituire. Vale a dire quella combinazione di forestazione (parte sotto strada) e paesaggismo (parte sopra strada) che è l’aspetto peculiare della sua fisionomia e, come tale, degna di essere tutelata e tramandata».
Da qui la sollecitazione del Comitato al recupero del settore a valle della Giardini, il più antico bosco di conifere del parco (1821), sfigurato dall’inevitabile taglio degli abeti rossi ammalorati e in preda oggi al proliferare di un sottobosco di rovi. Nonché «la nostra insistita richiesta del ripristino della quinta sempreverde del rettifilo d’ingresso al paese, “La Montata”, che ha rappresentato da sempre l’immagine identitaria di Pavullo. Non si tratta certamente di un’operazione nostalgica da parte del Comitato, ma di precise e ben fondate indicazioni progettuali». Per questo il gruppo non chiede il ripristino dell’abete rosso tale e quale, proponendo di valutare anche l’abete di Cefalonia, l’abete di Douglas, l’abete Nordmanniana, il pino silvestre, la tuia, il cedro del Libano, la sequoia Gigante e l’abete bianco, già presenti nel parco. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google