Il progetto "peer supporter" «Detenuti formati per prevenire i suicidi in cella»
MODENA «La salute mentale e la prevenzione del rischio di suicidio in ambiente detentivo è un tema molto delicato per il quale, come Provincia e Regione, stiamo investendo tanto» afferma lo psichiatra Vittorio Laviola. Sarà lui, assieme a Debora Florio, Giulia Riccò, Caterina Zaccagnini e Luca Pelusi, a presentare all’interno di Màt il progetto sulla salute mentale nelle carceri promosso dall’Emilia Romagna. Appuntamento il 18 ottobre alle 15 allo spazio La Tenda.
Cosa prevede il progetto?
«Dal 2018 tre gruppi di detenuti degli istituti penitenziari di Modena e Castelfranco Emilia sono stati impegnati in percorsi di formazione “Peer supporter”, ovvero supporto tra pari. Sono stati individuati circa nove volontari per gruppo e, dopo un periodo di formazione con personale specializzato, ciascuno di loro è stato in grado di intercettare efficacemente diversi disagi presenti nei compagni di detenzione, specialmente nei soggetti più deboli. Circa il 71% delle loro segnalazioni ci ha permesso di intervenire preventivamente su reali situazioni di criticità».
Qual è il prossimo obiettivo?
«Vorremmo riuscire ad aumentare sempre più il numero di detenuti che si avvicinano a questo tipo di formazione: è uno strumento utile sia per chi viene coinvolto, sia per la prevenzione in genere all’interno degli istituti. Per ora si tratta di gruppi di volontari che non vengono retribuiti per il loro impegno. Ma spereremmo, a partire dalle prossime edizioni, di poter fare “uscire” il progetto dal carcere, mettendo i detenuti “peer supporter” a disposizione di tutta la comunità modenese. In particolare presso centro stranieri, “Carcere-città” e altri luoghi in cui spesso si incontrano situazioni di disagio e di debolezza».
Quest’anno, il carcere di Modena è stato messo duramente alla prova da una rivolta che ha scosso, non solo il Sant’Anna, ma tutto il sistema detentivo nazionale.
«La rivolta di marzo ha diminuito drasticamente il numero di detenuti nel carcere di Modena ed è cambiato anche il regime di detenzione. Da più di 500 carcerati, siamo oggi intorno ai 200: numeri che consentono di avere maggiore cura e attenzione delle situazioni più a rischio. Ora stiamo valutando come ripartire, soprattutto dal punto di vista sanitario, per intervenire in modo più significativo. Quel che è certo è che i numeri di tentati suicidi e di gesti autolesivi sono drasticamente calati. Niente a che vedere con la drammaticità dei numeri pre-rivolta». —
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