«Test di italiano per stranieri Non è stato corrotto nessuno»
Udienza sulle certificazioni linguistiche manipolate, parlano i titolari di Diffusion «I soldi andavano in provvigioni, compensi e tasse». Primi patteggiamenti
False prove di italiano per l’attestazione di lingua per stranieri: ieri mattina Fernando Lanuti, 42 anni, e Susanna Penzo, la sua compagna, titolari del centro di formazione linguistica Diffusion World di Marghera (Venezia), si sono difesi a spada tratta nelle loro dichiarazioni davanti al giudice Andrea Romito durante l’udienza preliminare di ieri che ha visto anche numerosi processi abbreviati e tre patteggiamenti.
Dei seimila certificati per altrettanti stranieri in Italia, a Modena ne vengono contestati tutto sommato pochi. Ma in discussione è sempre il metodo corruttivo per ottenerli.
Un po’ come il sospetto che aleggia intorno al caso recente che ha visto coinvolta la Juventus e Suarez sempre nell’ambito degli esami per certificare la nostra lingua all’Università per Stranieri di Perugia.
Difesi entrambi dall’avvocato Alessandro Sivelli, i due titolari della catena di agenzie in Italia – una era a Modena, gestita da due nordafricani ora imputati – hanno sottolineato che dei 4-500 euro per pratica chiesti agli infermieri e ad altri stranieri che necessitavano di permessi di soggiorno e di altro tipo neanche un euro finiva in corruzione. Quei soldi servivano a pagare le provvigioni dei procacciatori di clienti, della loro agenzia, le spese vive, le tasse universitarie e il compenso da 200 euro per l’esaminatore autorizzato. Inoltre non è chiaro chi sia il pubblico ufficiale corrotto, in quanto loro sono titolari di un’agenzia di servizi, mentre in tuta la filiera di questa vicenda l’unico pubblico ufficiale è l’esaminatore, che però è estraneo al processo.
Nel corso della lunga udienza, della dozzina di imputati sei hanno ottenuto il rito abbreviato, come i due titolari, inoltre ci sono stati tre patteggiamenti. Uno di questi ha riguardato uno dei due nordafricani titolari della agenzia Diffusion World a Modena: pena di un anno. Un anno e sei mesi invece a uno dei clienti beneficiati, un ghanese residente a Modena che ha ottenuto il certificato di italiano senza saperlo. La prossima udienza verrà fissata nei prossimi giorni e prevede la discussione tra le parti ed eventualmente le sentenze e i rinvii a giudizio.
L’indagine è nata a Modena proprio perché in Questura, presso l’Ufficio Immigrati, la polizia si era accorta della presenza massiccia di volantini della Diffusion World ed ha avviato un approfondimento. Tra le prove di cui dispone la Procura di Modena, c’è anche materiale video di esami che comprova l’incapacità di parlare in italiano di candidati che hanno invece ottenuto il certificato di conoscenza della lingua. Se oggi il reato contestato è la corruzione, inizialmente gli imputati erano accusati anche di falso ideologico, truffa, contraffazione di documenti per il rilascio di carta di soggiorno e indebita percezione di erogazioni ai danni dello Stato. —
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