Gazzetta di Modena

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PAVULLO 

Condannati mente e braccio del rogo alla pizzeria Mirella

D.M.

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PAVULLO

Si è concluso con tre condanne in primo grado il processo per un episodio senza precedenti a Pavullo che suscitò un’ondata di indignazione collettiva: l’incendio nella notte tra il 13 e il 14 gennaio 2016 del popolare ristorante pizzeria “Mirella” di Sant’Antonio. L’ingresso al civico 3 di via Savonarola fu distrutto, e solo il provvidenziale passaggio di una guardia giurata che diede l’allarme ai vigili del fuoco evitò la distruzione del locale e conseguenze inimmaginabili per le persone che ci abitano sopra. All’inizio venne data la colpa a un cortocircuito, ma ben presto dagli accertamenti emerse il dolo , e i carabinieri di Pavullo dopo un’indagine “vecchio stampo” coordinata dal pm Claudia Ferretti riuscirono a trovare gli elementi per inchiodare tre persone: mandante ed esecutori. Che, di fronte alle prove raccolte, hanno scelto il rito abbreviato, che consente lo sconto di un terzo della pena. Ieri la sentenza, emessa dal giudice Eleonora Pirillo, che ha condannato tutti per incendio doloso con l’aggravante dei futili motivi per il mandante. Perché tutto, secondo quanto appurato in primo grado, è stato dovuto a invidia del successo di Mirella da parte di un ristoratore che gestiva a Sant’Antonio un altro locale a un chilometro di distanza, oggi chiuso.

Si tratta del 40enne pavullese Andrea Chiappelli, individuato come ideatore del blitz e condannato a 2 anni e 4 mesi di reclusione nonché al pagamento di una provvisionale di 50mila euro. Immediatamente esecutiva: deve dare a Mirella quei soldi anche se fa appello. Quindi condanne per i due esecutori materiali, giudicati responsabili solo di incendio doloso senza l’aggravante dei futili motivi perché ritenuti semplice braccio. Per Giuseppe Di Fresco, 57enne palermitano residente a Modena, 2 anni di carcere. Per la 52enne Maria Pirone, originaria di Napoli e anch’essa residente a Modena, un anno e 4 mesi con pena sospesa in questo caso perché era l’unica incensurata del trio. Ovviamente dovranno pagare a Mirella anche le spese legali. Nessuno di loro era presente ieri alla lettura della sentenza.

C’era invece l’avvocato sassolese Giuseppina Iannelli, che ha difeso Mirella, soddisfatta del risultato pur con una sottolineatura morale: «È abominevole aver concepito un piano del genere per invidia del successo di una concorrente - sottolinea - l’aggravante dei futili motivi ci sta all’ennesima potenza, ed ha un valore inquantificabile. C’era la volontà di distruggere Mirella senza la minima preoccupazione per le conseguenze che un vasto incendio poteva causare alle persone che dormivano sopra».

I 50mila euro come detto sono solo una provvisionale: per il resto dell’ingente danno subito Mirella Silvestrini dovrà aprire un processo civile. Ma intanto la soddisfazione c’è tutta: «Giustizia è fatta - commenta -anche se nulla mi ripagherà mai per il dramma di quei momenti». —

D.M.

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