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PAVULLO. PARLA IL COMITATO “STORICO” 

«Riaprite il Punto nascita? Bene, spiegateci anche come»

«Riaprite il Punto nascita? Bene, spiegateci anche come»

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L’INTERVENTO

«Ben venga la riapertura del Punto nascita di Pavullo, ci mancherebbe, ma qualcuno ha idea di quanti fondi servano per finanziarla?». A porre il quesito è Gaetano Vandelli, presidente del Comitato pro ospedale Pavullo 95.

«I locali una volta adibiti allo scopo sono stati destinati ad altre attività - sottolinea - la sala operatoria riservata è stata smantellata, i servizi ginecologici h24 non vengono più attuati, manca anche il pediatra h24, manca il personale (ostetriche e infermieri), mancano le attrezzature. Ma soprattutto manca, dopo la massiccia campagna denigratoria fatta ante chiusura, la fiducia, la visione di continuità di futuro, l'attrattività. In questo contesto, non basta dire “riapriamo per prova”, in via sperimentale su base volontaria. Bisogna illustrare il progetto di futuro che c’è dietro. Altrimenti si espone chiaramente l’esperimento all’insuccesso. E ci torneranno a dire: “Ci spiace, ma purtroppo le donne della montagna non vogliono più partorire qui e dobbiamo chiudere. Anzi, richiudere».

Ma Vandelli mette il dito anche in un’altra piaga: l’impossibilità di eseguire interventi chirurgici d’urgenza, ciò che fa un “vero” ospedale: «Abbiamo sentito l’Ausl annunciare con soddisfazione che il 5 ottobre all’ospedale di Mirandola sono ripartiti gli interventi urgenti di chirurgia e ortopedia. Ne siamo felici per la Bassa, ma ci chiediamo: visto che sono entrambi ospedali “di prossimità”, perché a Mirandola la chirurgia d’urgenza è possibile e a Pavullo non più, dopo le dimissioni dell’ultimo primario, il dottor Selmi? Ci sono nuove sale operatorie d’avanguardia, messe a norma con una spesa di 1,8 milioni. Ma fanno solo attività programmata, soprattutto nei confronti di pazienti di pianura in lista d’attesa presso altri ospedali. Che vengono qui con i loro dottori per operare. A Pavullo non si può più fare neanche un’appendicite d’urgenza: triste ma vero».

E non è che la cosa sia compensata da una crescita della presenza ambulatoriale, anzi: «Siamo a denunciare il costante calo delle attività. Ci sono sempre meno specializzazioni, con continui disagi per la parte di popolazione più debole, gli anziani, che devono recarsi sempre di più in pianura per avere quei servizi di cui una volga godevano tranquillamente qui». —

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