Sos per Portovecchio «Va ristrutturato, non abbandonatelo»
Appello per il gigantesco complesso militare di San Martino Greco e Gandolfi al Demanio: «Adesso serve un progetto»
MIRANDOLA
Quasi 4 milioni già a bilancio, necessari per le ristrutturazioni post terremoto ma dei quali - ancora - nessuno sa che farsene. E così Portovecchio, a San Martino Spino, rimane una tenuta monumentale senza un futuro, che ancora vive sul blasone del passato e sull’affetto del Fondo Ambientale Italiano che con passione lo ha adottato e non scorda mai di citarlo. La proprietà è del Demanio e qui, fino al 1954, venivano allevati i cavalli dell’Esercito italiano. Poi più niente: zona militare, limite invalicabile. Almeno fino al 2017 quando il Fai riuscì ad attirare 2300 visitatori e a rilanciare l’interesse per Portovecchio.
«Si tratta sostanzialmente di recuperare dallo stato attuale in cui si trova, e salvaguardarlo, un edificio dall’alto valore storico che, se accuratamente valorizzato può portare ulteriore valore aggiunto al territorio - sollecita il sindaco Alberto Greco - L’auspicio è che la sensibilizzazione e l’interesse verso questo edificio aumenti, per promuovere un iter di valorizzazione adeguato, considerate le potenzialità che potrebbe effettivamente esprimere, una volta completamente restaurato».
«Le giornate del Fai rappresentano un’importante opportunità per focalizzare l’attenzione su Portovecchio - aggiunge l’assessore allo Sviluppo del territorio, Fabrizio Gandolfi - È il tassello mancante nel mosaico sanmartinese che si è andato ravvivando con la ristrutturazione dei Barchessoni, edifici unici che ne sono ben presto diventate icona, facevano parte della stessa tenuta militare. Ma il Palazzo della direzione, il cuore del Centro, e tutti gli edifici di grande pregio all’interno della zona ancora oggi proprietà della Demanio, non sono mai stati restaurati. Né vissuti, fruiti, goduti dalle ultime generazioni. Il grande lavoro che è stato fatto su queste valli merita di essere compiuto: o sarà perso per sempre. Oggi l’intera area del Centro militare versa in rovina. E ci sono parecchi motivi per salvarla. Per esempio i fondi, che ci sono, stanziati dalla Regione già dai tempi del sisma: 3,8 milioni. Ma occorre un progetto. Partecipare al censimento indetto dal FAI è un modo per sensibilizzare su questo prezioso edificio da valorizzare e vivere». —
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