Chef, scienziati e fantasmi spagnoli Modena si svela (non solo) ai turisti
Da ieri in edicola con Repubblica un “viaggio” di oltre trecento pagine Bottura e altri personaggi raccontano la loro città del cuore
LA PRESENTAZIONE
ALICE BENATTI
Chi l’avrebbe immaginato, anche solo cinque anni fa, che Modena avrebbe avuto una sua guida turistica? Eppure, in un “eccezionale” 2020, è successo. E non si tratta di un fascicoletto, bensì di oltre trecento pagine interamente dedicate ai sapori e ai piaceri di un territorio tutto da scoprire. Da ieri è in edicola, per i modenesi (ebbene sì Mudnés ed Mòdna, Mudnés dal cèinter e Mudnés ariós delle zone periferiche, non si smette mai di imparare!) e per i turisti perché, lo sappiamo, all’ombra della Ghirlandina negli ultimi anni, sono state sempre di più le persone arrivate dal nostro Bel Paese e dall’estero.
«Modena si è trasformata negli ultimi anni – racconta lo chef Massimo Bottura in apertura della guida – . In Francescana l’abbiamo vissuto in prima persona ogni giorno, vedendo cambiare il quartiere dove è sempre stato il ristorante. Abbiamo visto nascere negozi, alberghi e b&b, sempre più turisti passeggiare per strada e rendere una piccola città di provincia più internazionale e ricca di voci».
Accanto allo chef patron dell’Osteria tristellata, tanti altri personaggi (modenesi di nascita o di “adozione”) hanno svelato la loro Modena del cuore, quella dove «basta stare attenti e succedono molte cose di costume, di arte e di cultura» (Catia Pedrini, Presidente di Modena Volley), quella dove «in Ferrari si può toccare un motore, in Duomo un leone di pietra o un capitello» (Rita Cucchiara, direttrice del Laboratorio di Intelligenza Artificiale e Sistemi Intelligenti del Consorzio interuniversitario per l’informatica), quella che è «concretezza, umiltà di fondo e assoluta mancanza di presunzione: qualità che mi hanno conquistato e nelle quali mi sono riconosciuto sempre» (Lino Guanciale, attore).
Un viaggio che continua tra le botteghe artigiane dove scoprire la tradizione del nostro Aceto Balsamico nell’acetaia più antica di Modena e del mondo (“Giusti”), dove tagliarsi la barba e concedersi la “coccola” del panno caldo proprio come una volta in quel luogo usava fare il Drake (“Da Antonio”), dove si producono borse, cinture e accessori in pelle trattata con l’antico metodo della concia vegetale (“La Vacchetta Grassa") e, ancora, dove si creano stampe d’arte originali con le diverse tecniche calcografiche (“Laboratorio d’arte grafica di Modena”).
Ci sono gli itinerari in città e fuori città, i misteri modenesi (chi conosce “I fantasmi spagnoli” o “l’enigma di Gundeberga”?), 79 ristoranti di Modena e dintorni, 48 luoghi del gusto e 32 dove dormire, un’intera sezione dedicata alla Food Valley e una che vede protagoniste le fiere e i festival. «L’idea di raccontare la città ducale, i tesori patrimonio dell’Unesco, la vocazione musicale dei Guccini e dei Vasco Rossi, la caparbia volontà dei modenesi di tenere duro e di replicare anche in tempo di Covid un’edizione esemplare del festival della filosofia, che esce dai confini urbani e si irradia fino a Carpi e Sassuolo, città che fanno da corona nobile quasi a voler completare il territorio modenese con diversità complementari e ineludibili – scrive il direttore delle Guide di Repubblica Giuseppe Cerasa – ecco, la Guida che avete tra le mani vuole raccontare tutto questo». —
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