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Lockdown e smog Abbattute le polveri più dannose, ma non le Pm10

Luca Gardinale
Lockdown e smog Abbattute le polveri più dannose, ma non le Pm10

La professoressa Ghermandi ha illustrato la ricerca Unimore «Particelle più grosse calate meno per le attività agricole»

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Senza dubbio l’effetto benefico c’è stato, anche se bisogna distinguere tra particelle più piccole, le più pericolose per il nostro organismo, e quelle più grossolane. Al centro c’è l’effetto del lockdown della primavera scorsa sull’inquinamento atmosferico, e in particolare l’impatto delle misure adottate per contrastare la diffusione del Coronavirus sul nanoparticolato. Un aspetto sul quale hanno indagato i ricercatori Unimore insieme ai colleghi di Helsinki, per uno studio legato al progetto europeo Trafair, che ha portato a monitorare la qualità dell’aria urbana utilizzando i sensori di sei città, ovvero Saragozza, Firenze, Modena, Livorno, Santiago de Compostelae Pisa.

Uno studio i cui risultati prelimintari sono stati illustrati ieri pomeriggio - durante l’incontro sull’inquinamento atmosferico promosso da Unimore in collaborazione con Isde (International Society of Doctors for Environment) - dalla professoressa Grazia Ghermandi, docente di Ingegneria Sanitaria-Ambientale all’Università di Modena e Reggio Emilia.

«A Modena sono state installate tredici unità - ha spiegato la professoressa - ognuna delle quali è in grado di misurare quattro gas». In particolare, le misurazioni del nanoparticolato durante il lockdown sono state fatte con uno strumento (Dmps) in possesso di Unimore e un altro (Nais) dell’Università di Helsinki: «Il punto di partenza - ha detto ancora la professoressa Ghermandi - era l’impressione che il lockdown avesse influito poco sui livelli delle particelle un po’ più grosse, come le Pm10». Un punto di partenza confermato dai risultati preliminari dello studio, secondo il quale «il numero delle nanoparticelle è sensibilmente diminuito durante il lockdown, e soprattutto son diminuite le frazioni più piccole del micron. Le particelle fini sono infatti legate ai processi di combustione come quelli delle auto, e sono anche le più dannose per l’organismo, perché penetrano profondamente nell’apparato respiratorio». Per quanto riguarda le particelle più grosse, invece, il calo meno sensibile rispetto a quelle più fini sembra essere legato «alla presenza di ammoniaca, legata soprattutto alle attività agricole, che non si sono fermate durante il lockdown». —





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