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Dai tubi per Ferrari Volkswagen e Audi il business vincente della T.Erre Ravarino

Stefano Turcato
Dai tubi per Ferrari Volkswagen e Audi il business vincente della T.Erre Ravarino

Il direttore Maurizio Cremonini racconta la crescita eccezionale dell’azienda del Gruppo Borghi che ora dà lavoro a 1.600 addetti 

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clienti prestigiosi

Stefano Turcato

Produrre tubi può apparire banale ai non addetti ai lavori ma diventa altra cosa se i clienti sono nomi prestigiosi come Ferrari, Volkswagen, Audi, Fiat Chrysler, Lamborghini, Psa, General Motors, Cnh, John Deere.

E diventa business di notevole livello quando si parla di T.Erre, impresa di Ravarino che da una vita si identifica in Maurizio Cremonini, 67enne direttore generale che in azienda è entrato nel 1974 e da allora ne ha accompagnato la crescita costante. T.Erre fa parte del Gruppo Borghi, importante realtà bolognese del settore che ha sede a Calderara e si occupa di impianti oleodinamici.

«Sono entrato nell’Ufficio tecnico - racconta Cremonini - e con il titolare Oliviero Borghi si è subito instaurato un rapporto eccezionale, che ora continua con il figlio Paolo dopo che il fondatore ci ha lasciati. Quando il Gruppo Borghi ha avviato la T.Erre qui a Ravarino eravamo solo in una ventina ma è iniziato un percorso che deve ancora arrestarsi. Ho assunto la direzione tra il 1977 e il 1978 e ora ho anche mio figlio Francesco in azienda: dal 2002 lavora a Burlington, Stato dello Iowa, negli Stati Uniti dove si occupa della nostra sede americana».

Si fa presto a dire tubi ma i vostri sono pezzi sempre innovativi e destinati a una clientela importante e di massimo prestigio.

«Lavoriamo per il settore automotive e per le macchine agricole, furgoni, camion e per i marchi più importanti nel mondo. Investiamo da tempo in ricerca e sviluppo perché anche in questo settore non ci si può mai fermare e si deve avere grandissima flessibilità per assecondare le continue esigenze e richieste di una clientela di livello così elevato».

Ci sarà pure un segreto, una motivazione di base che ha portato T.Erre così in alto.

«Credo sia la nostra grande disponibilità, soprattutto da parte di tutti i nostri addetti e collaboratori. Secondo me alla fine è questo che fa la differenza. D’altra parte io stesso sono cresciuto alla scuola, se così si può dire, di Oliviero Borghi, imprenditore dotato di qualità straordinarie, capace di essere avanti sempre di tre o quattro anni rispetto a tutti. Esigente al massimo e sempre concentrato sul lavoro. I concorrenti chiudono mentre la nostra capacità innovativa sul prodotto è garanzia di crescita. Abbiamo anche 5 laboratori esterni che lavorano per noi. Su una Ferrari non è che si può sbagliare un pezzo».

Negli ultimi anni siete progrediti in misura esponenziale.

«Ci tengo a sottolineare che in tutta la nostra storia aziendale non abbiamo mai dovuto ricorrere a una sola ora di cassa integrazione. Solo quando c’è stata la grande crisi del 2008, partita dagli Stati Uniti, anche noi abbiamo avuto una piccola battuta di arresto, subito rimediata l’anno dopo. Nel 2011 il fatturato era di 60 milioni, salito a 72 nel 2013, l’anno scorso siamo arrivati a 104 milioni di euro e quest’anno saremo almeno a 105 nonostante i due mesi di stop obbligato dovuti al Covid-19. E a questo punto posso dire che le dimensioni aziendali stanno cambiando sia per le acquisizioni perfezionate sia per l’ampliamento degli spazi realizzati qui a Ravarino».

Spieghiamo meglio quello che sta accadendo nell’azienda T.Erre.

«Di fatto - chiarisce Cremonini - con gli ultimi investimenti la realtà di Ravarino sta raddoppiando e nella prossima primavera inaugureremo la parte nuova degli stabilimenti. Questo comporta ovviamente anche un incremento significativo della produzione: ora il lavoro è strutturato su due turni ma ritengo che si potrà passare ai tre turni. Abbiamo potuto fare 50 assunzioni, ora dovremo verificare come andrà il mercato. Abbiamo acquisito di recente un’azienda concorrente piemontese, la Martor Marpol, e ora complessivamente possiamo contare su una forza lavoro di circa 1.600 addetti. Qui a Ravarino sono 350, poi altri 500 in Cina, dove abbiamo la Ningbo che controlliamo al 51% mentre l’altro 49% è del socio cinese. Aggiungiamo i 70 addetti della nostra sede in Germania, 600 in Polonia e altri 70 a Torino».

E a proposito della sede tedesca Cremonini vuole evidenziare una curiosità.

«Ci tengo a dire questa cosa perché è stata per certi versi sorprendente. Qui in Italia io non ho mai riscontrato particolari problemi legati all’assenteismo dei lavoratori e invece nella nostra sede tedesca questo è un problema continuo con un tasso di assenza dal lavoro sempre molto elevato».

Sassolino levato dalla scarpa e ora parliamo di un recente rifiuto.

«Certo, sempre a proposito di Germania, ci è stato proposto con insistenza di rilevare un’azienda concorrente di Wolfsburg e l’affare è stato valutato con molta attenzione ma alla fine abbiamo deciso di rifiutare perché non c’erano le condizioni di mercato necessarie».

C’è anche una scommessa scherzosa che è in atto con un’altra azienda di Ravarino.

«A parte le due imprese alimentari che esistono in zona, l’altra realtà importante è Stone Island, marchio del settore abbigliamento. E con il dottor Rivetti di Stone Island è in corso una sfida divertente sul fatturato delle due aziende, una sfida che al momento credo che ci veda vincenti».

Un grande impegno per l’azienda che forse non è inferiore a quello per il paese e per l’ambito sociale.

«Sono davvero molto legato a Ravarino, sono presidente della Pro Loco, che fra le altre cose dà vita al Giugno Ravarinese, poi sono anche alla guida della società sportiva locale, altra mia passione sincera, e cerco di offrire un contributo anche alla crescita del paese». —



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