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Cerfogli analizza l’evoluzione della banca futura

G.M.

Il dirigente di Bper Banca al Monzani presenta il libro “2030, The Bank OnLife” 

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L’INTERVISTA / 1

Dopo le auto ibride ecco la banca ibrida. L’appuntamento di stasera del ciclo Forum Eventi non vedrà Marco Frittella salire da solo sul palco del Forum Monzani: con lui ci sarà anche il vice direttore generale di Bper Banca Pierpio Cerfogli, che presenterà assieme al giornalista Rai il suo ultimo libro, un saggio narrativo sul mondo della banca di oggi e di domani.

Nel suo volume, una sorta di estensione di quattro Lectio magistralis tenute in altrettante Università italiane, Cerfogli propone una sua visione del mondo nel quale vivremo da qui al 2030. Una chiave di lettura buona certo per il mondo del credito ma anche per tutti noi, una serie di riflessioni dedicate ai giovani in primis. “2030, The Bank OnLife” (Guida editore) è scritto da un alto dirigente bancario di 58 anni entrato alla ‘Popolare’ nel 1981.

A differenza di chi dice che nel prossimo decennio quasi tutti gli istituti di credito scompariranno, l’autore propone uno scenario diverso, dove si integrano una banca non più solo vecchio stile (fisica, lo sportello diffuso) ma nemmeno solo virtuale, fatta di interazioni digitali.

«Non è tempo di pensare in modo lineare e basandosi su certezze assolute, ma di sperimentare nuovi linguaggi - spiega Cerfogli - dove tecnologia e cultura convivono, dove etica e fiducia sono centrali e la persona pure. Sarà l’uomo a fare il grande cambiamento della banca del futuro assieme alla tecnologia».

Ecco allora la banca onlife e non online o offline, prendendo a prestito un concetto del filosofo Luciano Floridi. Una sintesi, un mix da ricercare caratterizzerà dunque l’evoluzione della banca e del mondo di domani. La lettura dei trend che condizionano le nostre vite, i nostri comportamenti e le nostre esigenze ha condotto l’autore a delineare come detto uno scenario possibile di quello che sarà tra dieci anni.

Il libro di Cerfogli è stato però scritto prima della pandemia. «Con il Covid-19 credo che i fenomeni che avevo pronosticato si sarebbero verificati al 30% da qui al 2025 e al restante 70% entro il 2030 si siano accelerati. Il 50% dei cambiamenti - afferma - avverranno invece entro i prossimi cinque anni. Lo stesso smart working è l’occasione per le banche per rivedere necessariamente il mix digitale-cultura, una rimodulazione che parte necessariamente dai nuovi bisogni delle persone. Perché non pensare ad una banca che si dedica sempre meno a finanziare imprese o ad assistere i clienti negli investimenti e invece sempre di più a vendere viaggi o automobili? Qualche istituto di credito in nord Europa già lo sta facendo. È assolutamente necessario che ciò avvenga, ormai siamo vicini al punto di svolta». Negli ultimi tempi le banche sembrano essere state più attente a diminuire il loro profilo di rischio, a fare economie di scala per razionalizzare i costi, a puntare sulla sicurezza del core-business. Più attenzione a temi come il sociale (al di là della tradizionale beneficenza), alla cultura, alla sostenibilità ambientale secondo Cerfogli possono essere una leva per aumentare i ricavi della banca del futuro (prossimo), attirando magari i giovani.

E quindi, al di là dei dati patrimoniali-economico-finanziari cari agli analisti, si deve dare più spazio ad altri parametri, legati alla qualità del lavoro e delle azioni più innovative degli istituti di credito. —

G.M.

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