Gazzetta di Modena

Modena

L’esperienza dell’associazione Cuamm testimonianza missionaria nei paesi poveri 

«Medici in Africa per imparare ad essere dottori migliori a Modena»

G.F.
«Medici in Africa per imparare ad essere dottori migliori a Modena»

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Seminare conoscenza e speranza per essere sanitari migliori. È una missione della Ong Medici con l’Africa Cuamm. Il Collegio universitario aspiranti medici missionari spegne settanta candeline nel 2020. «Siete medici con l’Africa, non per l’Africa», l’apprezzamento ricevuto da Papa Francesco. «Un’associazione per quanto grande non potrà risolvere tutti i grossi problemi - ribadisce il dottor Andrea Foracchia, presidente della Ong per la zona di Modena e Reggio - ma l’importante è seminare. Rendere le persone coscienti». Una coscienza risvegliata ieri pomeriggio all’incontro online “Salute materno-infantile e Covid in Africa”, organizzato dalla Fondazione di Modena. La squadra emiliana diretta da Foracchia è formata da circa sessanta soci. «Un medico che va in Africa torna con una ricchezza dentro da un punto di vista professionale e umano di cui giova la popolazione a Modena - assicura Foracchia - Lo dimostra uno studio pubblicato sul British Medical Journal: l’investimento di un medico che lavora nei Paesi in via di sviluppo determina un grande vantaggio per la società. Sviluppa capacità diagnostiche, operative e soprattutto organizzative che mancano ai medici del nostro territorio». Sulle azioni nella Culla dell’Umanità riflette il dottor Dante Carraro, direttore della Ong. «L’Etiopia è un Paese con il doppio degli abitanti dell’Italia ma ha cinquanta specialisti in ortopedia - analizza il medico-sacerdote - Solo a Modena ci saranno 150 ortopedici». Al dottor Fabio Manenti, responsabile dei progetti dell’associazione, il compito di mostrare alcune cifre. Come 56mila, le morti stimate se meno di una donna su due (il 45%) nei Paesi a basso e medio reddito non potrà andare in ospedale per partorire. Un numero ben più elevato delle morti per Covid in Italia (37.059 alla data di ieri). «In Africa non c’è più l’occupazione militare dell’800 - il monito di Paolo Cavicchioli, presidente della Fondazione - ma ve n’è una economica, non molto diversa. È opportuno chiedere alla classe politica di fare qualche riflessione aggiuntiva». —



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