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Concordia, il centro è tutto un cantiere ma c’è chi resiste

Chiara Pignatti
Concordia, il centro è tutto un cantiere ma c’è chi resiste

Lavori in ogni angolo della cittadina, tra portici e piazze «È una corsa ad ostacoli però qui c’è la nostra vita»

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CONCORDIA

Le attività commerciali del centro che arrancano. Concordia mostra ancora i segni del terremoto del 2012 e regala un’immagine negativa del suo centro storico. Una strada stretta che divide due lati di palazzi e strutture di muratura, e in entrambi i sensi cantieri avviati e strutture per non far crollare le abitazioni. Poche le attività che ancora resistono sotto i lunghi portici. Arcate ancora in via di ristrutturazione e in alcuni tratti lasciate alla mercé degli elementi. Sul fondo del centro, due attività stanno combattendo contro i problemi del terremoto e a fronte della precarietà dovuta alla situazione sanitaria. Diversi sono i cantieri privati lasciati abbandonati o incompiuti. E infatti ne hanno uno vicino i coniugi Barbi, titolari di un negozio di fotografia da oltre trent’anni, sotto i portici di Concordia. Hanno sistemato un cartone contro le sbarre di un cantiere mai ultimato per evitare che bottiglie, foglie e sporcizia arrivassero fino alla loro porta. “È una situazione difficile. Questa una volta era zona rossa, e ci sono ancora i segni di quel terremoto. Siamo rientrati nel negozio quasi due anni dopo il sisma» spiega la moglie del fotografo Franco Barbi. Davanti al loro negozio invece, si sono da poco conclusi i lavori sulla facciata di un palazzo, che adesso la mostra bella e pulita, colorata, in contrasto con quelle ancora da sistemare. Anche Marco Roveri, proprietario del negozio di biciclette, è preoccupato per la situazione: «Questo palazzo ha subito pochi danni, ma è rimasto chiuso perché bisognava aggiustare gli altri due qui a fianco. Siamo tutti collegati essendo in un unico portico. Per almeno un anno abbondante siamo rimasti chiusi. Una volta riaperti, sono iniziati i lavori dall’altra parte della strada». Il centro del paese è stato spostato verso una nuova zona, dove si sono concentrate le scuole, sia medie che elementari, la nuova chiesa, il municipio e la palestra. Quindi nel vero centro storico, non è rimasto molto. “Parte del paese si è spostato tutto dall’altra parte. Il movimento è quasi nullo. La mia fortuna è che come negozio di riparazioni di bici ci sono solo io». commenta Roveri. Ma la situazione è uguale anche per il bar del centro, dove Luciano Canossa denuncia la scarsità di parcheggi: «Se non si sbrigano a mettere tutto a posto, la piazza muore. È così dal 2012, stanno lavorando è vero, ma siamo ancora in alto mare«. Pochi infatti i negozi rimasti aperti lungo le vie, molti si erano spostati in una zona sicura e non terremotata. Altri non hanno più riaperto. Il fotografo Marcello Testone, commenta: «L’attività ne ha risentito perché gli abitanti frequentano molto meno la zona del centro perché mancano i punti di riferimento come il municipio, la banca e la chiesa, luoghi centrali e quotidiani dei cittadini. Ovviamente con meno gente in giro, ci sono meno entrante e diverse attività chiuse. Dopo otto anni credo che la situazione dovrebbe essere sere molto diversa». Sorprende infatti la situazione della ristrutturazione post sismica, nonostante i lavori stiano continuando e abbiano avuto uno stop momentaneo dovuto al lockdown dei mesi precedenti. La lentezza degli interventi è dovuta alla strada molto stretta che attraversa il paese, e che non consente l’avvio e lo sviluppo di due cantieri contemporaneamente, perché si intralcerebbero. Occorre aspettare la fine di un’opera per iniziarne una seconda. Il covid ha peggiorato ulteriormente l’aspetto economico e le attività ne pagano il prezzo salatissimo proprio quando cercavano di rialzarsi». —

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