Lo spacciatore accusa «Quel carabiniere voleva sempre cocaina»
VIGNOLA
È iniziato il processo a Marco Montasso, ufficiale dei carabinieri che guidava la Tenenza di Vignola. Ma se per l’imputazione di peculato - è accusato di aver fatto sparire della cocaina sequestrata - bisognerà attendere l’udienza di febbraio, quando sfileranno una dozzina di carabinieri tra quelli che hanno effettuato le indagini e i suoi sottoposti, ieri è stato sviscerato l’altro capo di imputazione che riguarda l’omessa denuncia. Quattro i testimoni convocati dal pubblico ministero Giuseppe Amara e che si sono sottoposti anche alle domande dell’avvocato Roberto Ghini, difensore del carabiniere, e Angelo Gin Tibaldi, presidente del collegio.
Uno spacciatore ha parlato di un’ossessiva pressione da parte di Montasso. «Dopo averlo conosciuto in caserma - ha sostanzialmente detto - dove mi avevano denunciato, me lo sono trovato davanti a casa in divisa e con l’auto di servizio. Voleva “un pezzo” (nel gergo dei consumatori indica una dose) ma non lo avevo. Ha insistito perché glielo trovassi dicendo che doveva fare una comparazione per una donna morta e mezz’ora dopo, nel parcheggio della Coop, gliel’ho consegnato. Mi voleva pagare ma non ho voluto i suoi 50 euro». Da quel momento, sempre stando alla testimonianza, Montasso ha più volte cercato il pusher. «Non spacciavo più, ma lui con fare minaccioso voleva della cocaina, insinuando anche la possibilità di attivare i Servizi sociali contro la mia famiglia e sulle mie due figlie».
L’ufficiale si sarebbe attivato - come raccontato dagli altri testi - per trovargli un lavoro. Nessuno è stato in grado di spiegare tutta quell’insistenza a fronte di una sola cessione di droga. —
F.D.
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