Gazzetta di Modena

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«A Savignano non vogliamo la discarica»

Elena Pelloni

Tagliavini: «La ditta dice che recupererà l’amianto, ma lo farà solo per l’1%. Non ci prenda in giro, noi restiamo contrari»

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Elena Pelloni / Savignano

Un secco no, unanime dai banchi della maggioranza e opposizione. È questo l’esito del Consiglio comunale straordinario indetto l’altra sera dal sindaco Enrico Tagliavini, per discutere il progetto della nuova maxi discarica, destinata allo stoccaggio di rifiuti speciali a Rio Vulpazza. Contro il progetto che porterebbe nel sottosuolo tra Savignano e Valsamoggia circa 1.330.368 tonnellate di rifiuti - quali: scorie da incenerimento, fanghi industriali e rifiuti contenenti amianto - si sono schierate sia maggioranza che opposizione. Durante la seduta streaming, i 12 consiglieri presenti hanno votato favorevolmente all’unanimità la mozione “Per la difesa del nostro territorio e della nostra Comunità: “No alla discarica di rifiuti al confine del Comune di Savignano”.

Sul tavolo della discussione, oltre alle contromisure da attuarsi per respingere il maxi progetto avanzato dalla società reggiana Unirecuperi Srl, anche una richiesta di dialogo proposta da quest’ultima alle amministrazioni di Savignano e Valsamoggia. «Proprio questa mattina - ha esordito Tagliavini dopo aver dato lettura della mozione redatta dai 3 gruppi consigliari - ho ricevuto una mail da parte di Unirecuperi che mi chiedeva un confronto. A poche ore di distanza, tra l’altro, dall’uscita di un’agenzia stampa, promossa probabilmente dalla stessa società, attraverso la quale si cerca di “indorare la pillola”. Mi assumo la responsabilità di quanto affermo: Unirecuperi ha avviato una campagna di comunicazione fuorviante, per convincere i cittadini di una cosa che rispetteranno solamente per l’1%: nella discarica, infatti, questa sarebbe la percentuale dell’amianto elaborato, rispetto al totale depositato». «Il Progetto Valsamoggia proposto da Unirecuperi Srl prevede la realizzazione di un impianto sperimentale per l’inertizzazione dell’amianto e una discarica dedicata prevalentemente a gestire rifiuti speciali contenenti amianto, nel comune di Valsamoggia in una zona calanchiva, lontana dai centri abitati - così la descrizione del progetto da parte della società di Reggio Emilia - il progetto si inserisce nel Piano Amianto delle Regione Emilia Romagna dal momento che gli impianti esistenti sono in fase di esaurimento e già oggi la maggior parte dell’amianto proveniente dalle bonifiche viene smaltito in altre regioni o all’estero». Ovvero Lombardia e Germania, stando a quanto riportato dall’ultimo report redatto da “Arpae Emilia-Romagna” a proposito della gestione dei rifiuti cosiddetti speciali (pericolosi e non) a livello regionale. Sempre secondo il report 2019, la provincia di Modena si attesterebbe quale prima provincia per produzione di rifiuti speciali, con il 21% della produzione totale.

«Oggi solamente 1/6 dei rifiuti contenenti amianto viene smaltito in impianti regionali - recita la lettera inviata a Tagliavini e ad altri consiglieri di Valsamoggia, firmata dal presidente di Unirecuperi, Paolo Giovannini - i due impianti siti in regione Emilia-Romagna (ASA, a Castel Maggiore e Rieco, a Mirandola) sono in via di esaurimento e presto non saranno più in grado di ricevere questi rifiuti». Intanto, in Regione è stato avviato l’iter autorizzativo dell’impianto il quale «si dipanerà nelle prossime settimane - ha affermato la società - dopo la recente verifica di completezza documentale». Savignano lancia quindi un appello ai Comuni dell’Unione: «le conseguenze di questo progetto saranno letali per tutto il territorio. Sosteneteci». —

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