Alla Rossi scioperi dei 500 lavoratori per i contratti e le «nuove regole»
Fiom Cgil: «L’impresa, prima di ogni confronto, vorrebbe abbattere vecchie prassi su orari e relazioni sindacali»
Stefano Turcato
Alla Rossi di Modena e Ganaceto, grande azienda metalmeccanica che produce motoriduttori, si susseguono scioperi. Alle iniziative sindacali dopo la rottura delle trattative per il contratto nazionale ora si affiancano quelle per il contratto integrativo e per il deterioramento dei rapporti con la direzione aziendale.
«La rottura delle trattative sul tavolo del contratto nazionale di Federmeccanica - dice Fiom Cgil Modena - è stata all’ordine del giorno delle assemblee aziendali. I lavoratori della Rossi, impresa che a Modena e provincia conta 500 dipendenti, hanno dato anche ampio mandato alle Rsu e alla Fiom per la proclamazione di ulteriori iniziative di sciopero (ne sono state effettuate anche nei giorni scorsi con ampia adesione), per sostenere la vertenza aperta per il rinnovo del contratto aziendale. La trattativa infatti era ripresa dopo una lunga sospensione causata dal lockdown (e allungata dall’impresa) il giorno 14 ottobre. In poche ore si è resa evidente l’indisponibilità aziendale a discutere i temi della piattaforma a suo tempo votata dai lavoratori. Temi economici ma anche normativi per migliorare le condizioni di lavoro».
E su questa situazione si innesta il problema dei rapporti con l’azienda diventati decisamente difficoltosi: «L’impresa - dice la Fiom - vorrebbe, prima di fare qualunque discussione, rivedere i contenuti e i risultati portati dalla lunga storia di relazioni sindacali e anche alle volte dal conflitto, basti pensare che il primo accordo in Rossi risale al 1967. Al tavolo di trattative l’impresa ha quindi negato la disponibilità ad avviare il confronto per il rinnovo del contratto sulla base della piattaforma presentata. Contemporaneamente si susseguono comunicati aziendali che dettano nuove regole che abbattono prassi consolidate su gestione degli orari, permessi, pause e sistema di relazioni sindacali».
Nelle assemblee i lavoratori hanno dato mandato per proclamare 2 ore di sciopero, che sono state attuate nello stabilimento di Ganaceto, e per proseguire nelle iniziative per la «ripresa di un confronto vero sul contratto aziendale».
Rossi è un’azienda meccanica che progetta, produce e distribuisce in tutto il mondo una gamma completa di riduttori, motoriduttori e motori elettrici nei più svariati settori e con differenti applicazioni. Oltre a quelli modenesi, l’azienda dà lavoro a oltre 250 addetti all’estero. Il quartier generale è a Modena con tre stabilimenti produttivi in Italia e 15 filiali all’estero. Nel 2018 il fatturato era arrivato a 145 milioni di euro. L’amministratore delegato è Giovanni Volpi e la proprietà dal 2010 è passata sotto il controllo di Habasit, multinazionale svizzera che è attiva in tantissimi settori produttivi. Negli anni scorsi l’espansione di Rossi era stata particolarmente significativa soprattutto in India.
La storia della Rossi in India ha inizio nel 2008 e negli ultimi anni quella indiana è diventata una delle prime quattro filiali nel mondo. La fabbrica di Coimbatore è una struttura moderna di notevole livello.
«L’impulso al nostro sviluppo nei mercati internazionali – aveva dichiarato l’Ad Giovanni Volpi – passa attraverso gli investimenti in tutti i Paesi emergenti. India e Cina sono tra i Paesi a più alto sviluppo industriale. Gli analisti prevedono un tasso annuo di crescita dei ricavi per il settore dei riduttori e motoriduttori dal 2018 al 2023 pari al 5,9% in Asia-Pacifico e del 5,6% soltanto in India. Ecco perché Rossi ha deciso di rafforzare la propria posizione su questo mercato». —
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