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Paolo Guidetti: «È stata la casa per chi ha amato la pallavolo»

Paolo Guidetti: «È stata la casa per chi ha amato la pallavolo»

Uno dei miti modenesi invita a lasciare un segno per ricordare il volley 

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la storia

Paolo Guidetti il Pala Molza lo conosce bene, lui che ha speso una vita intera per la pallavolo e che buona parte l’ha trascorsa proprio nello storico impianto modenese.

«Credo di essere la persona giusta per dire che il PalaMolza è stato qualcosa di unico per chiunque abbia amato la pallavolo in questa città. Agli inizi, cioé quando ero giovane e giocavo, quel palasport era un po’ come la terra promessa, ospitava tanti altri sport, ma per noi pallavolisti era quasi inaccessibile. Parlo degli Anni Sessanta, quando io ero alla Minelli: poi qualcosa cambiò e avvenne un mezzo miracolo, ci venne concesso di fare lì un allenamento alla settimana e di giocare la partita di campionato. Fu per noi motivo di grande riscatto e orgoglio, perché significava che la pallavolo non era più solo lo sport che si giocava all’aperto, ma stava facendo un primo salto di qualità».

Gli anni della Panini al PalaMolza sono stati altrettanto leggendari.

«Lo potete dire forte, io ho allenato la Panini per cinque stagioni e ho giocato in quel padiglione che quando c’eravamo noi diventava una vera e propria fortezza. Quante battaglie con gli squadroni di allora, come con la Robe di Kappa Torino o come contro la Santal Parma. All’epoca non c’era internet e la gente per riuscire ad entrare arrivava due-tre ore prima per mettersi in fila davanti ai botteghini. È bello ricordare oggi quella vera muraglia umana che ci circondava in ogni partita. Come non posso non ricordare quella giornata maledetta della monetina che si dice scagliata da uno spettatore e colpì Kim Ho Chul. Ci costò forse lo scudetto, quell’anno....E i derby con l’Edilcuoghi? Indimenticabili. Loro poi per un anno scelsero anche di giocare proprio al PalaMolza le partite casalinghe perché la Polivalente era troppo piccola. Sì il PalaMolza era la casa di tutti noi del volley perché anche le scuole e io come professore di educazione fisica ci portavo gli studenti. Bello che lo ricostruiscano oggi, ma è triste se non ci sarà nulla per ricordare i grandi anni del volley». —

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