Così le persone fragili rivivono le emozioni e i mesi dell’emergenza
Successo del laboratorio di costruzione “Lock-house” Realizzati i modellini delle rispettive case diventate rifugio
FIORANO
Prendere il bagaglio di emozioni vissute nel periodo del lockdown e trasformarlo in qualcosa di concreto. Le paure, le ansie, le preoccupazioni ma anche i momenti piacevoli trascorsi tra le mura di casa con gli affetti più cari, le piccole grandi cose a cui tutti, nel periodo più buio dell’emergenza si sono aggrappati. Questo l’obiettivo del progetto “Lock-house”, che si è svolto a Casa Corsini a Spezzano, e la cui prima fase si è conclusa in questi giorni. Un laboratorio pratico di costruzione, rivolto a persone con fragilità psicologiche che hanno realizzato modellini di abitazioni che esprimono le emozioni vissute nel periodo del lockdown. Il progetto nasce dalla collaborazione tra Social Point, servizio di inclusione sociale del Dipartimento di Salute Mentale di Modena, e le associazioni InControMano che raggruppa famigliari di pazienti e Lumen, che gestisce Casa Corsini, per conto del Comune. «Tre anni fa – commenta Alice Fregni di Lumen – Casa Corsini, Lumen e Social Point hanno cominciato una collaborazione per realizzare un corso di informatica, che poi si è trasformato in un corso per portare avanti un blog. Quest’anno, visto che avevamo perso diverse lezioni, abbiamo deciso di essere d’aiuto per Màt, la settimana della salute mentale, e creare qualcosa di visibile e tangibile». E così, dal 9 settembre, ci sono stati sei incontri, e Alessandro, Mauro, Giancarlo, Giuseppe, Federico e Pietro hanno lavorato ai loro modellini. Varie le fasi a partire dal brainstorming, a cui è seguito l'assemblaggio. Sono stati utilizzati materiali di riciclo e non, come legno, plexiglass e materie plastiche, e fondamentale è stato il FabLab, dotato di tecnologie come lasercutter e stampante 3D. Il risultato? «Alcune casette sono molto oniriche – sorride Alice – e tutte sono davvero creative. Un ragazzo ci ha raccontato che durante la quarantena si è salvato grazie alla musica, quindi nella sua casetta ha realizzato una parete piena di vinili. Alessandro, molto preciso, ha realizzato una serie di strutture geometriche con un grande vuoto al centro, che potrebbe rappresentare il vuoto che ha provato in quel periodo». In un altro modellino c’è un letto con una conchiglia: «Passavo ore ed ore sdraiato sul letto - dice Giuseppe - e a volte mi sembrava di essere in riva al mare». Lock-house non finisce qui: l’obiettivo è dare un seguito al progetto nei prossimi mesi e creare, unendo i modellini, una sorta di piccolo villaggio da esporre in una mostra finale. —
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